Varese capitale dello sportLe stelle brillano sul palco

La Prealpina - 18/10/2020

na parata di stelle e campioni del presente e del passato ha permesso di portare una luce dorata nel fine settimana in cui in Lombardia è stato dato lo stop allo sport dilettantistico e di base. Merito di Campionissimi, la terza edizione dell’evento voluto da Alfredo Ambrosetti. E di campionissimi ne sono saliti tanti sul palco della Sala Napoleonica di Ville Ponti. Tanto che, all’inizio del pomeriggio, a un certo punto, svettava buona parte del medagliere delle ultime Olimpiadi invernali di Pyeongchang, con Arianna Fontana e Michela Moioli. La prima, otto medaglie olimpiche nello short track, non ha chiuso nemmeno le porte a una partecipazione a Milano-Cortina 2026: «Essendo partita con un bronzo a Torino 2006 – ha detto la valtellinese – sarebbe bello chiudere il cerchio vent’anni dopo. Ho ancora fame». Di più: «Ormai, sono le sudcoreane (la Nazione storicamente leader nella specialità più veloce del ghiaccio, ndr), a essere terrorizzate di me».

Fontana ha duettato sul palco con Michela Moioli, anch’ella oro olimpico in carica nello snowboard cross, che ha raccontato del rapporto con Sofia Goggia: «Se avessimo gareggiato nella stessa disciplina – ha detto la bergamasca durante l’evento condotto da Martina Colombari e Pier Bergonzi – ci saremmo odiate di sicuro. Tra noi, invece, è nata grande sintonia e, allenandoci assieme per i Giochi, ci siamo date reciprocamente una spinta per raggiungere i nostri traguardi».

Splendida anche la staffetta veloce fra Livio Berruti, campione olimpico nei 200 metri a Roma 1960, e Filippo Tortu, primo italiano a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri. La leggenda della velocità italiana ha confermato, suo malgrado, che con Wilma Rudolph ci fu soltanto «un’apoteosi di platonismo, niente di più. Al massimo lei mi regalò una tuta che, però, conserva mia moglie. In compenso, ogni tanto regalo dei calzini bianchi a Filippo, che corre in maniera stilisticamente pulita e gioiosa». Tortu, invece, ha rivelato di essersi dedicato all’atletica leggera perché «da piccolo ero stregato da un documentario su Roma 1960, nel quale la gara di Livio era, per me, la più emozionante».

Nonostante si fosse alla vigilia del derby di Milano, Beppe Marotta non ha voluto mancare alla kermesse di casa sua parlando: «Ho avuto la fortuna – ha affermato l’a.d. dell’Inter – di vincere spesso dove ho lavorato: alla Juventus, per esempio, ho imparato come una società con cent’anni di storia porti con sé un senso di appartenenza e una cultura della vittoria che permette di ottenere grandissimi risultati. Si tratta di quello che sta cercando di creare la famiglia Zhang all’Inter».

Mentre Igor Cassina, medaglia d’oro alla sbarra nella ginnastica artistica, grazie anche al movimento da lui inventato e che oggi porta il suo nome, ha raccontato un aneddoto proprio su Atene: «L’anno scorso, quindici anni dopo le Olimpiadi, cercai di coinvolgere tutti gli ori italiani per tornare in Grecia e celebrare assieme quegli allori, correndo la maratona di Atene con Aldo Montano, Paolo Bettini e tutti gli altri. Com’è andata? Alla fine c’eravamo solo Stefano Baldini (vincitore proprio della maratona di Atene 2004, ndr) e io…».

Poco male: i loro ori e im loro allori, come quelli di tutti gli altri partecipanti a Campionissimi 2020, sono rimasti e resteranno nella storia. Anche di Varese. Per sempre.

Non per vincere ma per partecipare

Più forte, più tenace e più combattivo dei campioni che ancora una volta ha riunito per un giorno sul colle di Biumo Superiore. Stavolta, Alfredo Ambrosetti ha messo all’angolo ogni “avversario” che gli si sia parato dinanzi, mandando al tappeto financo la pandemia. Con il suo instancabile staff, guidato da Benedetta Frattini (meritatamente premiata con il riconoscimento ricevuto dalle mani di Ferruccio de Bortoli), l’ex consulente delle star ha mandato in scena uno show che ha emozionato e commosso. Esaltando e celebrando pionieri, miti ed eroi dello sport. Nonostante le mascherine e nonostante il distanziamento.

Una parata assimilabile al Capodanno di Fuorigrotta, con ripetuti botti a sorpresa. Perché, in barba agli anni, con lo spirito di un ragazzino Alfredo Ambrosetti ama stupire e stupirsi, con giochi pirotecnici. Assecondando la sua smisurata e purissima passione per lo sport. Non solo quelli della tradizione, come calcio e ciclismo, ma anche quelli dell’innovazione, declinata ad esempio con lo short track e lo snowboard.

Di più: ieri il baronetto bosino della cortesia e dell’ospitalità ha voluto nella Sala Napoleonica pure i Campionissimi della scienza e del tessuto sociale. Ma sempre con un occhio di riguardo per il territorio (gli assi del canottaggio Elia Luini e Sara Bertolasi nella foto Blitz) che ama infinitamente pur avendo valicato spesso gli oceani. E al quale non smette di porgere doni rari e preziosi. Non per vincere o primeggiare, ma semplicemente per il piacere di esserci e partecipare.

L’incontro fra Noa e la nipote di Bartali nel segno della Memoria

Il momento più toccante di Campionissimi è stato sicuramente l’incontro fra Gioia Bartali, nipote di Gino Bartali, e la cantante israeliana Noa (foto Blitz). Un momento in cui si è ricordato come il campione del ciclismo, durante la Seconda Guerra Mondiale, riuscì a salvare circa ottocento ebrei dalla violenza nazifascista. Ginettaccio, infatti, mise al servizio dell’umanità e degli ebrei la sua bici. Ma non solo: nascose intere famiglie ebree nelle sue cantine, tanto da essere insignito del riconoscimento d’Israele di Giusto fra le nazioni e da colpire la stessa Noa che si è detta molto lieta di averne conosciuto la storia. Ma, come raccontato da Alfredo Ambrosetti, la storia di Bartali si è intrecciata un’altra volta con la storia: per esempio quando la sua vittoria al Tour de France placò la potenziale rivoluzione italiana seguita all’attentato contro Palmiro Togliatti. A testimoniare come lo sport non sia solo un gesto fisico, mentale o di talento, ma rappresenti una parte fondamentale della cultura e della società. Il momento amarcord è stato completato dalla presenza di Faustino Coppi, figlio del Campionissimo, e da Anna e Gianluca Anastasi, moglie e figlio del compianto Pietro, omaggiati da una commovente “Ave Maria” intonata ancora da Noa. E sempre in tema di ciclismo, sul palco sono saliti Giuseppe Fezzardi, Beppe Saronni e Letizia Paternoster. Quest’ultima, grande speranza dell’Italia per le Olimpiadi di Tokyo 2021, ha raccontato di aver «iniziato a pedalare prima addirittura di camminare». La varesinità dell’evento è stata rappresentata soprattutto dal basket. Sul “parquet” di Ville Ponti si è vissuto ancora una volta il derby con Cantù, visto che erano presenti Dino Meneghin (in videocollegamento), Toto Bulgheroni e Dodo Rusconi, mentre dall’altra parte c’erano Pierluigi Marzorati, Antonello Riva e Carlo Recalcati che poi, a Varese, vinse da allenatore lo scudetto della Stella. «Alla prima amichevole – ha ricordato Charlie – Pozzecco e Meneghin ebbero un litigio spaventoso e non solo verbale. Non li feci giocare nel secondo tempo ma poi mi spiegarono che era il loro modo di volersi bene. Ci misi un po’ per capirli, ma era vero: soltanto che ogni tanto avevano bisogno di scaricarsi in quel modo». Lo sport prealpino è stato rappresentato anche dai canottieri Sara Bertolasi ed Elia Luini, mentre infine è toccato a Special Olympics: con Lella Conte Ambrosetti, membro del board italiano, c’erano i cestisti Marco Lozza e Michele Cappiello e il multi-sportivo Stefano Codega.