Varese BTicino – Balzo di ricavi e produzione Nella filiera c’è il territorio

La Prealpina - 11/11/2021

Nemmeno la crisi ferma BTicino. In un contesto nazionale di stagnazione per quel che concerne l’edilizia, la società con cuore pulsante a Varese è riuscita a inanellare una serie di risultati positivi dietro l’altro. Lo dicono i ricavi da fatturato, 877 milioni a fine 2019: secondo il nuovo studio The European House-Ambrosetti negli ultimi cinque anni hanno avuto un tasso medio di crescita del 4%, il doppio del settore di riferimento e il 14% in più di tutta la manifattura. Stesso discorso per la produzione industriale, aumentata in modo costante negli ultimi anni (+16,9% nel periodo 2015-2019), potendo contare sulla competitività dell’attività manifatturiera realizzata in Italia, nel segno dell’innovazione spinta, e sulla crescita ed espansione dell’export. Una caratteristica che rende a suo modo unica l’azienda? Secondo l’amministratore delegato Franco Villani, iIl fatto di poter contare su un impianto di fornitura italianissimo (all’incirca il 70% del totale).

Ma c’è di più: dei 1.800 fornitori distribuiti in maniera uniforme sullo stivale, un unicum nel nostro Paese, l’84,4%, circa 1.500, sono Pmi, e cioè partite Iva, aziende piccolo o piccolissime, società di approvvigionamento. Altra caratteristica da evidenziare: mai come in questo caso la grande impresa stimola la crescita di valore della propria catena di fornitura. I partner storici, e cioè quelli che collaborano con BTicino da più di 10 anni, sono tutti cresciuti nell’ultimo lustro, aumentando il numero sia di occupati e sia dei profitti, al contrario della concorrenza.
Forte il contributo alla crescita economica del Paese anche grazie ad un’elevata propensione agli investimenti, con un particolare riguardo verso l’innovazione, che nel 2019 ha raggiunto un’incidenza sul fatturato oltre due volte superiore rispetto alla media del settore. L’impegno verso lo sviluppo non ha tralasciato però l’attenzione all’impatto ambientale che inizia dai processi produttivi, come dimostrano alcuni indicatori dello studio: tra il 2018 e il 2020 si è riusciti a ridurre del 17% i consumi energetici, evitare emissioni per 3.900 tonnellate di CO2 e diminuire i consumi di acqua del 23,1%.

«I nostri risultati scaturiscono dalla ferma volontà di essere concreti, così da tradurre, con continuità, obiettivi a lungo termine in risultati puntuali – ha commentato l’ad Villani -. Le evidenze su impatto ambientale, sicurezza sul lavoro e produzione industriale derivano direttamente da questa modalità operativa, che mantiene un equilibrio continuo tra la capacità di operare e la visione strategica».