Varese avanza. Ma c’è chi dice no

Il Giorno - 18/12/2018

L’INDAGINE 2018 sulla qualità
della vita nelle province italiane
premia la Lombardia. E se nell’annuale rilevazione del Sole 24 Ore
la regina è per la prima volta Milano a sorridere è anche Varese. La
città giardino infatti si piazza al
45° posto della graduatoria generale (contro il 57° del 2017, ma l’analisi dei dati è contrastante. «Un
buon risultato, su cui sicuramente ha un ruolo fondamentale il lavoro che stiamo facendo – dichiara il sindaco Davide Galimberti –
Un impegno quotidiano su tanti
fronti che inizia a vedersi anche
nei risultati. Avevamo promesso
due anni e mezzo fa che avremmo
fatto ripartire Varese. Abbiamo seminato cambiamenti, facendo
scelte non sempre popolari ma
con in testa il futuro, il rilancio
della città e il miglioramento della qualità della vita, come traino
anche della “grande Varese”.
Adesso cominciano a raccogliere i
frutti del cambiamento. Certo, la
strada è ancora lunga ma con questo metodo potremo migliorare
ancora».

PIÙ CRITICO lo scrittore Mauro della Porta Raffo, che punta ovviamente ad analizzare il 90° posto nella categoria “Cultura e tempo libero”. «Il dato che spiega la
situazione? Il secondo posto nelle
spese per i viaggi. Evidenzia come la gente se ne voglia andare.
Non mi meraviglia questa collocazione, da tempo è in atto un declino evidente in città e nella provincia. Il miglior momento è stato
nei primi anni ’70. A livello culturale vi era una diversa intensità
d’eventi, da lì in poi c’è stato solo
un lento declino. Posso dirlo, senza me e mio fratello (Silvio, poeta
e critico letterario, ndr) a Varese
non ci sarebbe cultura. Con questo non incolpo l’attuale amministrazione che ha raccolto quanto
seminato nei decenni precedenti». Della Porta Raffo poi disegna
la ricetta per invertire la tendenza. «Evidentemente si punta su
qualcosa che non è attrattivo, gli
sforzi dell’attuale giunta si vedono ma i risultati sono negativi, ci
vorrebbe immaginazione, fantasia e il saper essere al passo coi
tempi».

Tenta invece di guardare
a quanto si fa e ai possibili sviluppi futuri il regista Andrea Chiodi.
«Qualcosa s’è iniziato a fare, visti
questi dati è evidente come ora
tocchi a noi, alla nostra generazione». Lui stesso, si inserisce infatti
all’interno di una nuova corrente
che potrebbe dare nuova linfa
all’ambiente della città. «Se per 50
anni non è stato costruito un teatro a Varese è per il pensiero che
circolava, non per chi si è trovato
ad amministrare. Io intendo lavorare per la mia città portando in
dote le esperienze maturate altrove». Il 61° posto nella sezione
“Spesa al botteghino”? «Va alzato
il tiro sulla qualità della proposta.
A partire dal sottoscritto come direttore della sezione prosa del teatro cittadino. Ci sono tutte le carte in regola per rendere Varese
più attraente, bisogna solo lavorare». Un luogo simbolo della possibilità inespresse? «I giardini, un
patrimonio che potrebbe essere
valorizzato di più».

Più scettico
sul valore dell’analisi proposta è
Fabio Lunghi, presidente della
Camera di Commercio. «Ci sono
dati che non quadrano – afferma –
Abbiamo 12 posizioni in più
dell’anno scorso nella generale e
va benissimo. C’è però da chiedersi come si possa essere al 101° posto della voce imprese registrate,
semplicemente perché viene fatta
una media sulla popolazione totale. Quando, analizzando nel dettaglio, si scopre che abbiamo 52
aziende per chilometro quadrato
contro la media nazionale di 17.
C’è da domandarsi poi come possa essere prima nella categoria export Siracusa e Varese solo 31esima. Ogni anno facciamo 10 miliardi solo a Varese. La nostra provincia è nelle prime dieci in Europa per il prodotto, quelli proposti
sono dati validi ma mancano di
approfondimento».

LA GRADUATORIA è invece
confortante analizzando l’indice
di diffusione delle attività sportive (31°), meno se si chiede un parere sulle condizioni con cui queste devono convivere. «In città e
provincia c’è grande voglia di
sport – racconta un simbolo dello
sport varesino come Cecco Vescovi – ci si scontra però con la carenza clamorosa d’impianti. Mancano piste d’atletica o aree all’aperto
dove andare a fare ginnastica.
Luoghi che puntualmente troviamo all’estero a partire dalla vicina
Svizzera, li vediamo anche come
vi sia un’apertura al pubblico e la
risposta rispettosa di chi poi effettivamente utilizza l’impianto». In
fondo, ricorda lo stesso Vescovi,
«certi investimenti avrebbero ricadute positive anche negli indici
di salute, il pubblico risparmierebbe se venissero avviate collaborazioni con università e ospedali,
tracciando una strategia condivisa per alzare il livello della qualità
di vita proposto