Varese abbraccia il suo falò

La Prealpina - 17/01/2019

C’erano le fiaccole, perché la festa di Sant’Antonio è luce, voglia di uscire dai rigori dell’inverno e rito propiziatorio per le campagne e gli animali di cui il santo è protettore. E poi c’era la processione, perché l’appuntamento si conferma segno della volontà di camminare insieme, autorità civili, ecclesiastiche, forze dell’ordine, uomini e donne impegnati nel sociale, famiglie e bambini, tutti insieme verso quel sagrato della Motta che da più di un secolo riunisce i varesini attorno alla grande pira. E naturalmente c’era la statua dell’Abate portata a braccio perché, più alta del folklore e delle consuetudini, insegni agli uomini «il necessario rinnovamento e li faccia sentire accompagnati e sostenuti ad affrontare le inevitabili stanchezze e il necessario rinnovamento della vita», come nelle parole del prevosto, monsignor Luigi Panighetti.

Non è mancato proprio niente, ieri sera, alla grande e tradizionale festa che si deve, come ogni anno, all’impegno e alla convinzione dei Monelli della Motta che, col loro presidente Giuseppe Redaelli, contribuiscono a rendere la festa sempre più partecipata, «nella convinzione – ha detto- che non esistono diritti per nessuno senza il rispetto dei doveri di ciascuno». La gente? Tantissima, come sempre – si calcolano 5.000 persone -, comparsa quasi tutta all’ultimo minuto, che è pressoché coinciso col novantesimo della partita di Supercoppa italiana. Peccato che la più parte sia rimasta bloccata al di qua delle transenne, posizionate per ragioni di sicurezza e “supervisionate” dai City Angels, che hanno creato un cordone umano per regolamentare flussi e passaggi. Anche perché, complice il caldo e la mancanza totale di vento, il fuoco si è acceso subito ed è salito in alto, ma la pira si è leggermente piegata sulla destra e, rigorosamente controllata e “guidata” dai Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Varese, ha quindi impedito l’occupazione di quella parte di piazza.

Dunque rigidi i controlli, che hanno visto la presenza di transenne posizionate già a metà di via Carrobbio, per incanalare il pubblico e rispettare le nuove norme in materia di sicurezza in occasione di simili eventi. Ma indubbio «il forte senso di comunità di questa festa che richiama al coinvolgimento di tutti, con un’attenzione particolare per chi è in difficoltà», ha detto il sindaco Davide Galimberti. Perché questa festa, ha proseguito, «sia simbolo della volontà di ritrovare il senso della comunità solidale, che sovente rischia di essere dimenticato». Presente, per la prima volta in veste di Governatore della Regione Lombardia, l’ex sindaco di Varese Attilio Fontana, che «da varesino e amante delle tradizioni della mia città» non fa mistero di aver “imbucato” il biglietto dei desideri per chiedere «autonomia regionale». All’accensione hanno partecipato, tra gli altri, Francesca Brianza, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, i consiglieri regionali Emanuele Monti, Giacomo Cosentino e Samuele Astuti, il parlamentare varesino del Pd, Alessandro Alfieri, ed Emanuele Antonelli, neo presidente della Provincia e sindaco di Busto Arsizio, oltre alle colonne portanti della festa, Angelo Monti quale “veterano” e presidente storico dei Monelli, e Luca Broggini, presidente della Famiglia Bosina.