Vanno al T2 i reperti di Case Nuove

La Prealpina - 13/07/2017

Da mesi era calato il silenzio sul progetto del museo a realtà immersiva che sorgerà all’interno della nuova stazione ferroviaria del Terminal 2, futura sede del patrimonio archeologico rinvenuto a Case Nuove nell’estate 2014, quando tornarono alla luce ottanta tombe che hanno riscritto la storia della Civiltà di Golasecca. «Ma ora bisogna chiudere», dice l’assessore regionale alla Cultura, Cristina Cappellini, presente ieri a Golasecca insieme alla compagna di giunta Francesca Brianza per la presentazione del volume “Nel bosco degli antenati”, realizzato da Barbara Grassi e Claudia Mangani, dedicato agli scavi archeologici al Monsorino.

«Si è andati un po’ in là con i tempi, ma ora è venuto il momento di trovare la quadra», spiega la componente dell’esecutivo di Roberto Maroni (assente ieri per un contrattempo improvviso), svelando che lunedì avrà un incontro decisivo con il presidente di Ferrovienord, Andrea Gibelli, per quantificare con precisione il contributo regionale per la realizzazione del nuovo spazio museale. Cappellini conferma anche quale sarà la collocazione dei corredi funebri risalenti all’età del Bronzo Finale (ovvero tra il dodicesimo e il decimo secolo avanti Cristo, appartenenti alla Civiltà di Golasecca) rinvenuti sul cantiere del collegamento ferroviario tra le due aerostazioni: «Il museo sarà al T2. Sarà un polo attrattore che stimolerà i milioni di passeggeri in transito a visitare gli altri musei e i siti archeologici presenti sul territorio». Non è dunque stata accolta la richiesta congiunta dei sindaci dell’area Malpensa – con il sommese Stefano Bellaria in testa – di collocare i reperti in un’area dedicata di Volandia.

Senza nemmeno sapere che sia in atto da quasi due anni un duro braccio di ferro tra gli amministratori del territorio da una parte e Regione-Ferrovienord dall’altra, ieri il soprintendente Filippo Maria Gambari ha fornito un prezioso assist a favore dei secondi: «La Civiltà di Golasecca ha bisogno di essere maggiormente conosciuta e il museo di Malpensa sarà un grande biglietto da visita e un momento di comunicazione importantissimo».

Insieme al sindaco Claudio Ventimiglia, Cappellini ieri ha visitato in anteprima il Gam, il Centro culturale multimediale per l’archeologia della civiltà di Golasecca che sta invece sorgendo accanto al municipio. Manca ancora l’ultimo step da 120mila euro per arrivare all’apertura. Ventimiglia ha reso noto di aver partecipato al Bando cultura (scaduto otto giorni fa) predisposto proprio da Cappellini a sostegno dell’archeologia lombarda. Potrebbe essere la svolta per completare l’opera da due anni in attesa del taglio del nastro.

«Per finire l’intervento servono 120mila euro»

 

Quando l’ex sindaco Madì Reggio lasciò la fascia tricolore, perdendo di misura le amministrative 2015, il cantiere per la realizzazione del Centro culturale multimediale per l’archeologia della civiltà di Golasecca di piazza Libertà sembrava ormai ultimato. Secondo le sue previsioni, entro la fine dell’estate sarebbero stati completati anche gli allestimenti e gli arredi interni. Perché a distanza di due anni ancora non è stato inaugurato? A spiegarlo ai cittadini è stato poche settimane fa l’attuale primo cittadino Claudio Ventimiglia con una lettera aperta ai golasecchesi, svelando pubblicamente le cifre di questa opera che la Lega Nord, oggi in maggioranza, quando si trovava in opposizione ha sempre contestato mentre ora, «Responsabilmente», dice di dover portare a termine.

Reggio ottenne un contributo regionale da 189.500 euro, a cui aggiungono i finanziamenti di Fondazione Cariplo (617mila), Varese Onlus (21mila) e Provincia (60mila). La parte rimanente fu coperta da un mutuo comunale di 333.500 euro, per un totale a disposizione di 1.221.000. «Peccato che a oggi abbiamo speso 1.278.327 euro, la differenza di 57.327 è stata coperta con fondi reperiti in bilancio» spiega Ventimiglia. In pratica, secondo il sindaco, i soldi trovati in eredità non erano sufficienti per arrivare al taglio del nastro. «E per completare l’opera – conclude Ventimiglia – mancano ancora la multimedialità, l’incarico di progetto con la stima dei costi e il completamento della sala, tuttora non agibile perché lasciata a rustico», per una spesa di 120mila euro.