Valichi chiusi di notte «Non si torna indietro»

La Prealpina - 28/04/2017

Valichi con la Svizzera chiusi nelle ore notturne? Non si torna indietro. Perlomeno non adesso, a un mese dall’inizio della sperimentazione contro il dilagare oltreconfine della malavita, presumibilmente in arrivo dall’Italia.

A questo proposito, Giancarlo Kessler, ambasciatore elvetico a Roma, è stato esplicito: i varchi di Cremenaga, Pedrinate e Novazzano, nelle province di Varese e Como, resteranno sbarrati dalle 23 alle 5 di mattina almeno fino a ottobre. Periodo necessario, secondo la Svizzera, per raccogliere e analizzare dati sull’azione di contrasto alla delinquenza nel Canton Ticino. Dopo di che, si tireranno le somme.

Kessler ne ha parlato ieri mattina al comitato bicamerale Schengen, la commissione che vigila sugli accordi europei per la libera circolazione dei cittadini, a cui aderisce anche la Svizzera. Incontro tenuto a palazzo San Macuto, al quale hanno preso parte tra gli altri, la presidente Laura Ravetto (Forza Italia) e la deputata varesina Maria Chiara Gadda (Pd). Soddisfazione a metà per i componenti del comitato. Che non hanno ottenuto l’immediata riapertura dei valichi, motivo di tante polemiche e preoccupazioni generate sia a livello locale sia governativo, ma hanno incassato la promessa che entro giugno verrà revocato un altro provvedimento dal retrogusto anti-italiano: l’obbligo per i frontalieri di presentare il casellario giudiziario. Ecco Maria Chiara Gadda: «La legge cantonale a proposito del casellario giudiziario dei lavoratori transfrontalieri non è conforme all’accordo di Schengen e dovrà essere cancellato dal Ticino su richiesta delle stesse autorità federali entro la fine di giugno». Un successo della nostra diplomazia in relazione anche alle affermazioni di stampa del consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, il quale aveva giustificato la disparità di trattamento rispetto ai frontalieri francesi e tedeschi con l’assenza negli altri Paesi «delle organizzazioni criminali presenti in Italia».

Resta il fatto che l’ambasciatore di Berna a Roma , come già ribadito dal ministro della Giustizia della confederazione, ha confermato che è stato richiesto al Canton Ticino di trovare soluzioni alternative «considerato che questo aspetto – come spiega l’onorevole Gadda- è uno degli elementi ostativi alla ratifica degli accordi fiscali tra Italia e Svizzera».

Norme anti-italiane, dicevamo. Allo stesso modo delle deliberazione del Ticino in merito agli appalti pubblici, che esclude le imprese italiane dalle commesse sotto gli 8,7milioni di franchi. Di nuovo Maria Chiara Gadda: «Ho segnalato a Kessler la preoccupazione tangibile di molte aziende del nostro Paese. L’ambasciatore ha risposto che la confederazione sta valutando attentamente la misura introdotta dal Canton Ticino, per capire se sia compatibile con l’intesa tra Svizzera e Unione Europea sugli appalti pubblici, ma ha confermato che lo spirito della legge dovrebbe essere un altro. La sensazione è che Berna non abbia alcuna intenzione di inasprire i rapporti bilaterali con il nostro Paese in scia alle prese di posizione del Canton Ticino, benché debba prendere atto della decisione di chiudere i tre valichi nelle ore notturne.

«Si tratta però di passaggi minori» ha insistito Giancarlo Kessler, nel tentativo di minimizzare il peso della decisione, peraltro assunta unilateralmente, in spregio alle regole di Schengen. Al punto che Laura Ravetto ha avuto agio di sottolineare come la questioni prefiguri una violazione degli accordi con l’Europa sulla libera circolazione. «Per questo vigileremo che a ottobre la situazione torni alla normalità” ha dichiarato ieri alla Prealpina “Fermo restando che tutto ciò faccia sin d’ora sorgere il dubbio che il provvedimento per Cremenaga, Novazzano e Pedrinate finisca per costituire un pericoloso precedente». Allo stesso modo, alcune settimane fa, dell’improvvisa chiusura della frontiera di Ponte Tresa a seguito di un tentativo di rapina. «Per la quale – chiosa Maria Chiara Gadda – è mancata la giusta collaborazione tra le autorità competenti».