Valichi chiusi dalla Svizzera La Regione si appella a Roma e la Lega Nord rimane sola

La Prealpina - 05/04/2017

La chiusura dei tre valichi tra Italia e Svizzera diventa un caso politico, oltre che diplomatico. Ieri pomeriggio il consiglio regionale ha votato la mozione (prima firmatario il berlusconiano Luca Marsico) che impegna i ministeri degli Esteri e degli Interni a risolvere il caso attorno al quale si agitano i comuni confinanti di Varesotto e Comasco.

Tutti d’accordo con un sola eccezione: la Lega Nord, che si è dissociata dalla posizione unitaria dell’assemblea del Pirellone. Un no che non dovrebbe, quanto meno sulla carta, aprire contenziosi all’interno della maggioranza di centrodestra, comunque un distinguo clamoroso in una vicenda dai contorni e dagli sviluppi tutti da decifrare.

Come noto, dall’inizio del mese, il Canton Ticino ha sbarrato, dalle 23 alle 5 del mattino, i varchi di Novazzano, Pedrinate e Ponte Cremenaga, quest’ultimo in provincia di Varese. Una chiusura motivata con la necessità di fronteggiare il “frontalierato della malavita” in entrata dal nostro Paese.

«Si tratta di un test per sei mesi» spiegano oltreconfine. Da parte italiana si punta a far rilevare l’inconsistenza pratica di un simile provvedimento, sottolineando come i malintenzionati abbiano o avrebbero ben altre possibilità di accesso e di via di fuga. E si punta l’attenzione su effetti ben più sostanziali, come i problemi di viabilità, gli inevitabili disagi per i cittadini dei due Stati, la libera circolazione interdetta e, con essa, l’aver vanificato gli accordi di Schengen. Con l’aggravante che si tratta di una decisione unilaterale.

Su questi temi ha insistito Luca Marsico nel presentare la mozione. Su questi e sulla protesta di venti sindaci del Varesotto che, sabato notte, hanno presidiato, bardati con la fascia tricolore, il valico di Cremenaga. «Se il nodo è la sicurezza – ha avvertito Marsico – ricordo che altre misure sono già in atto, a cominciare dalla videosorveglianza».

Tesi riprese da Alessandro Alfieri, segretario regionale del Partito democratico, anch’egli firmatario della mozione assieme a Raffaele Cattaneo (Lombardia popolare), presidente del consiglio lombardo. Proprio Cattaneo ha reso noto che al Parlamento federale elvetico sono depositate nuove richieste dei partiti più intransigenti ticinesi per la chiusura di altre sei varchi. A dimostrazione, è stato sostenuto in consiglio, che gli Svizzeri hanno intenzione di estendere i provvedimenti in futuro. Ad aggravare la situazione ci sono le dichiarazioni, ieri ai giornali, di Laura Ravetto, presidente del comitato parlamentare di controllo sul trattato di Schengen, che ha stigmatizzato i controlli anti-italiani, dall’obbligo per i frontalieri di presentare i certificati penali fino, appunto, alla chiusura delle frontiere.

E la Lega Nord? Per Emanuele Monti, consigliere varesino come Marsico, Alfieri e il presidente Cattaneo, siamo di fronte a una strumentalizzazione della realtà. Innanzitutto parliamo di tre “passaggi minori” i disagi sono da riferire a pochi decine di persone durante la notte, la Svizzera sta semplicemente effettuando un test. «Inquietarsi come fa il consiglio regionale – ha detto Monti – mette a rischio i delicati rapporti diplomatici con la Confederazione e il dialogo aperto proprio dalla Regione con il Canton Ticino».

Dialogo a cui ha fatto cenno Francesca Brianza, assessore deputata ai rapporti transfrontalieri, nel suo breve intervento. Secondo il Partito democratico, però, sullo sfondo fa capolino il legame del Carroccio con la Lega dei Ticinesi, verso la quale «non bisognerebbe genuflettersi» sostiene il piddino Luca Gaffuri.

E qualcuno delle opposizioni va oltre: i leghisti hanno ricevuto precisi ordini da Matteo Salvini. «Sono loro a voler costruire muri, non possono combattere chi, in Svizzera, agisce allo stesso modo. Fino al punto da difendere i frontalieri con le chiacchiere e poi comportarsi all’opposto». Vero? Falso? Restano i dati oggettivi: 45 voti a favore della mozione, 17 contrari. D’accordo tutti i partiti, compresi grillini e Lista Maroni, in dissenso clamoroso i leghisti.