Una toga varesina per il Csm

Il suo nome sta mettendo d’accordo tutti. Per le elezioni suppletive del Consiglio superiore della magistratura, quelle che il prossimo ottobre dovranno riempire i due posti riservati ai pm rimasti scoperti dopo la bufera che ha coinvolto l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, e che ha più in generale travolto l’organo di autogoverno della magistratura, la stragrande maggioranza dei magistrati milanesi ha scelto di sostenere la candidatura del procuratore aggiunto Tiziana Nunzia Siciliano, 63enne varesina di nascita ma milanese d’adozione. Una candidatura di rottura quella dell’attuale numero uno del super-pool creato per la “tutela della salute, dell’ambiente e del lavoro”, espressione del nuovo corso impresso dal procuratore capo di Milano Francesco Greco. Anche perché la figlia di Agostino Siciliano, indimenticato funzionario della sezione omicidi della Squadra mobile di Varese, ex allieva del liceo classico Cairoli («Io ero nella sezione A e nello stesso anno, ma in un’altra sezione, la C, c’era Roberto Maroni» ha ricordato qualche tempo fa) e in magistratura dal lontano 1986, è una candidatura svincolata dalle correnti.

Il procuratore aggiunto Siciliano rappresenterebbe una sorta di antidoto alla logica delle cordate e delle lobby che, come è emerso dall’inchiesta di Perugia, controllavano nomine e inchieste in casa Csm. Descritta come spigolosa e diretta, lo scorso anno si è autodefinita «una casalinga prestata alla magistratura» nel corso del processo all’ex europarlamentare radicale Marco Cappato, accusato di aver agevolato il suicidio assistito in Svizzera di Fabio Antoniani, Dj Fabo. Durante la requisitoria, Tiziana Siciliana aveva lasciato il segno, facendo parlare di sè mezza Italia: «Il nostro compito, il compito del pubblico ministero continua a essere quello di rappresentanza dello Stato. In altri ordinamenti, pur civilissimi, il pubblico ministero è l’avvocato dell’accusa. Non da noi. Io mi rifiuto di essere l’avvocato dell’accusa. Io rappresento lo Stato e lo Stato è anche l’imputato Cappato», aveva argomentato, rifiutando il suo teorico ruolo di sostenitrice della pubblica accusa di Milano contro l’esponente radicale e finendo per chiedere la sua assoluzione.

Tra l’altro, Tiziana Siciliano ha sostenuto l’accusa nel processo ai medici della chirurgia toracica della clinica Santa Rita di Milano (la cosiddetta “clinica degli orrori”), a cominciare dall’ex primario Pier Paolo Brega Massone e, ultimamente, sta coordinando le lunghe e complesse indagini che cercano di individuare la catena delle responsabilità nel disastro ferroviario di Pioltello che nel gennaio 2018 coinvolse il treno pendolari regionale Cremona-Milano.