Una tassa d’ingresso pagata dai frontalieri

Cinquecento franchi l’anno, al cambio odierno 434 euro, per poter entrare dall’Italia a lavorare su suolo svizzero come frontaliere. L’ultima proposta politica anti-frontalieri sarà discussa dal Consiglio nazionale – la Camera bassa del Parlamento svizzero – settimana prossima, quando l’assemblea dovrà votare una mozione di Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, il partito da sempre contro quella che ritengono un’invasione italiana a discapito dei lavoratori indigeni.

Nel documento, il parlamentare elvetico presenta insomma «una tassa d’ingresso per i frontalieri», che riprenderebbe una misura molto in voga nel Medioevo fra i vari staterelli che si crearono soprattutto alle latitudini italiane: il dazio. Stavolta la gabella si riverserebbe sulle persone fisiche e precisamente sui 62.000 varesini, comaschi e valtellinesi che, ogni giorno, vanno avanti e indietro dalla linea di confine per andare a lavorare e a contribuire a tenere in piedi l’economia ticinese.

La proposta dei 500 franchi annui, che resta un’ipotesi, riprenderebbe nella pratica una tesi di Reiner Eichenberg, direttore del seminario per la Scienza delle Finanze dell’Università di Friburgo, che aveva definito il balzello «legittimo e giustificato». Ma ricorda anche una delle scene più comiche del cinema italiano: quando in “Non ci resta che piangere”, Roberto Benigni e Massimo Troisi, costretti a ballare un paio di volte sulla linea di confine fra due contee fiorentine, dovettero pagare all’inflessibile doganiere due fiorini (monete) per poter passare di qua e di là.

Secondo il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, invece, la misura sarebbe legittima e congrua in quanto «un frontaliere – come ha scritto sul Mattino – può permettersi di vivere bene con una paga che nel nostro Cantone non basta nemmeno lontanamente ad arrivare a fine mese». E ancora: «I ticinesi sono discriminati in casa propria. E la partitocrazia cameriera dell’Ue rifiuta di rimediare tramite preferenza indigena. La tassa d’accesso per frontalieri potrebbe calmierare parzialmente questa discriminazione dei residenti». Dalle parole si passerà alla pratica? Si vedrà. Sarebbe una sorpresa se la mozione passasse, visto che il governo svizzero sta cercando in tutti i modi di chiudere l’accordo fiscale con l’Italia che, sul fronte tricolore, nessuno vuole sottoscrivere alla vigilia delle elezioni. Un’eventuale, ma improbabile, vittoria della “mozione Quadri”, metterebbe l’ultimo chiodo sulla bara dell’accordo.

Di certo il problema degli ingressi giornalieri degli italiani in Canton Ticino (e viceversa per quanto concerne soprattutto il sabato) è sempre più contingente e irrisolto. Le strade ticinesi, da tempo, soffrono l’andirivieni tricolore, tanto che, il Canton Ticino ha già preso delle misure per cercare di limitare gli spostamenti veicolari, soprattutto per quanto concerne i singoli guidatori. Mentre a dicembre partirà a ferrovia Arcisate-Stabio. Almeno il treno riuscirà ad assorbire un po’ di viaggiatori togliendoli dalle strade?