«Una sberla che fa male»

La Prealpina - 06/12/2016

Uno sberlone che fa male. «Vale poco domandarsi quanto abbia pesato la voglia di “mandare a casa” il presidente del Consiglio», dice il coordinatore del comitato provinciale per il Sì, Giuseppe Adamoli. Uno «sberlone» che il centrosinistra non nasconde, sebbene la provincia e in particolare il capoluogo abbiano conquistato alcuni punti percentuali in più alla causa della riforma costituzionale rispetto al resto di Lombardia e del Paese. Un “cervello fino” come quello di Adamoli, ipotizza con un consapevole timore gli scenari futuri: «L’Italia conoscerà una nuova incertezza politica, perderà, transitoriamente spero, forza in Europa, il necessario cambiamento costituzionale chissà quando potrà essere ripreso», ma il rischio più grande sarebbe il ritorno del sistema elettorale proporzionale con governi tecnici o di larghissime intese dove sopravvivono felici i pigri, i pavidi, i buoni a niente, i burocrati inamovibili». Adamoli commenta: «I due vincitori, Grillo e Salvini, non riusciranno a capitalizzare il bottino elettorale perché su sponde opposte. Ne guadagnerà solo, nel breve termine, il protagonista più astuto, Silvio Berlusconi, che ritornerà in campo». A ringraziare Adamoli per il lavoro svolto, è il segretario provinciale del Pd Samuele Astuti. Il sindaco di Malnate ha inviato a tutti gli iscritti dem una accorata lettera nella quale ringrazia Adamoli «per la tenacia e profondità intellettuale», il segretario regionale Pd Alessandro Alfieri «per la sua costante presenza». Astuti dice che questo risultato referendario non coincide con il «capolinea» e lui, renziano doc, cita il quasi ex presidente del Consiglio. «”Chi lotta per un’idea non può perdere”, ha detto Matteo Renzi, che con atto di grande generosità si è assunto tutte le responsabilità del risultato».

Astuti parla di «rammarico forte, poiché, evidentemente, non siamo riusciti a fare passare il messaggio di fondo legato alla necessità di riforma delle istituzioni». Dice «prendiamo atto della volontà popolare e ammettiamo la sconfitta», il segretario regionale del Partito democratico, Alessandro Alfieri: «La vittoria del No è un’occasione persa per cambiare la politica e le istituzioni, tuttavia in Lombardia il Partito democratico da solo ha portato il sì al 45 per cento contro il fronte del No che divide il suo 55 per cento tra una schiera di partiti divisi su tutto, dalla Lega a Forza Italia, dal M5S a Rifondazione comunista» . Alfieri si dice «consapevole di dover lavorare da subito per recuperare consensi nei comuni più piccoli dove si allarga il divario rispetto ai capoluoghi in cui vinciamo o perdiamo di poco», e che la sfida per Lomabrdia 2016 parta da qui.

Referendum-plebiscito su Renzi: non solo non è stato così ma è stato l’ariete utilizzato dalle opposizioni per fare fuori il presidente del Consiglio. «Ho votato “No” per mandare a casa Renzi, mica perché non mi piaceva la riforma». Ieri, moltissimi varesini “vincitori”, hanno commentato così: i cittadini comuni, un messaggio che sconfigge sondaggi e strategie di comunicazione.

Il sindaco di Varese, Davide Galimberti, primo cittadino di centrosinistra dopo 23 anni, dice: «Peccato, una grande occasione persa per riformare il Paese. Il voto varesino, che ha segnato un miglior risultato rispetto al dato nazionale, evidenzia una propensione maggiore del nostro territorio al cambiamento e una volontà più forte di rendere le nostre istituzioni più efficienti».

Anche il segretario cittadino del Pd, Luca Paris sottolinea che «a Varese la percentuale di Sì è ben al di sopra di quella provinciale e nazionale, ma ora si apre una fase nuova e importante che il Pd dovrà affrontare con grande senso di responsabilità».