Una regia unica per dare lavoro

Un Tavolo unico per il lavoro: questa la proposta lanciata dal consigliere delegato a Formazione e Lavoro, Mattia Premazzi con l’ambizioso obiettivo di garantire ‘occupabilità di giovani e adulti residenti in provincia di Varese. Una struttura nuova, che dovrebbe coinvolgere il territorio in un virtuoso percorso condiviso. Al Tavolo parteciperebbero Camera di commercio, parti sociali, associazioni di categoria industriali, artigiane, cooperativistiche e commerciali e, in alcune occasioni, anche il mondo della scuola. Una realtà chiamata a fare una formazione sempre più mirata per evitare di creare un surplus di figure non richieste dal mercato del lavoro e una carenza di quelle, invece, necessarie.

«A questo Tavolo», spiega Premazzi, «si potrà anche parlare del Reddito di cittadinanza, ma potrà – e, nella mia visione, dovrà – essere parte attiva nella stesura di convenzioni che consentano ai nostri Centri per l’impiego di dialogare fattivamente con chi un lavoro lo può offrire».

Secondo i dati diffusi dal consigliere provinciale e dal responsabile del settore Lavoro della provincia di Varese, Francesco Maresca, i possibili destinatari dell’assegno nel Varesotto sarebbero 19.600 famiglie: in percentuale, contando tutta la popolazione residente, solo il 5,1%. È questo un dato che colloca la provincia dei sette laghi al 103° posto nazionale su 110. Sono i Centri l’impiego a doverla applicare a livello provinciale, il che comporta un drenaggio fiscale di 2,2 miliardi a fronte di un miliardo ritornato sul territorio attraverso il Reddito. «Gli ultimi dati sulla disoccupazione in nostro possesso», spiega Mattia Premazzi, «hanno valori in decremento, ma ci attendiamo una risalita di questi dati e, quindi, il Tavolo unico per il lavoro, unito al Salone dei mestieri, che riproporremo insieme al mondo della scuola e dell’imprenditoria, rappresenta una nostra priorità, una ricetta del territorio, politica ed economica, con le realtà dei due settori che fanno rete pro occupazione».

Uno snodo importante per il futuro, però, è rappresentato dai Centri per l’impiego, oggetto di un profondo progetto di riordino sia a livello nazionale che regionale (legge 9 del 2018). «Oggi ne abbiamo sei attivi sul territorio provinciale», ricorda il consigliere, «ma con poco personale perché non è stato possibile sostituire chi è andato in pensione o in mobilità. Ora i fondi di Regione Lombardia ci dovrebbero consentire di assumere 17 dipendenti, da non confondere però con i navigator del Reddito di cittadinanza che saranno collaboratori, per implementare la pianta organica e riaprire il Centro per l’impiego anche a Tradate».

Sono risorse economiche e umane che la Provincia di Varese vuole utilizzare al meglio, parlandone appunto al Tavolo con i rappresentanti economici. L’obiettivo è quello di far tornare i Centri per l’impiego della provincia di Varese a essere un modello nazionale e anche europeo, come certificò, agli inizi del 2000, il quotidiano “Il Sole 24Ore” parlando dei CpI varesotti come di realtà paragonabili o forse superiori a quelle analoghe della Germania.

«Vogliamo tornare a quel livello e ci torneremo», conclude il consigliere Premazzi: «Ce lo chiedono i cittadini e le imprese che vogliono tornare a essere cuore pulsante dell’economia regionale e nazionale come sempre è stato il Varesotto. Abbiamo sempre anticipato le politiche di inclusione nazionale», conclude, «e lo dimostra, ultimo solo in ordine di tempo, il progetto “Revolutionary Road” che interessa i territori di Gallarate, Somma Lombardo e Sesto Calende».

Ma a scuola i giovani non pensano al futuro

Il Tavolo Formazione e Scuola riunitosi il 13 febbraio ha ragionato sui dati ufficiosi delle iscrizioni alle scuole medie superiori. Dai primi dati diffusi da Villa Recalcati emerge che il 42% degli alunni ha scelto i Licei, che quindi si confermano la prima opzione di ragazzi e famiglie, la sostanziale tenuta dell’istruzione tecnica che si attesta al 37%, mentre calano i professionali quinquennali che vengono scelti solo dal 7%.

Nel dettaglio si assiste alla crescita dei percorsi a vocazione economica e gestionale, mentre segnano il passo, e retrocedono nei loro valori assoluti, quelli legati al manifatturiero, ai servizi e all’artigianato. Insomma, meno manodopera tecnica per i settori in cui il Varesotto ha sempre rappresentato un’eccellenza a livello regionale e anche nazionale.

Dati questi che saranno molto vicini a quelli finali e che preoccupano tanto gli amministratori di Villa Recalcati che gli imprenditori: il mondo economico, il tessuto produttivo della provincia, a livello industriale come artigianale, chiede infatti figure tecniche. La Provincia intende, quindi, investire nuovamente nel settore della formazione e aiutare le scuole a raggiungere le famiglie in modo più efficace. L’obiettivo dichiarato, e condiviso con le associazioni di categoria e le parti sociali, è rendere più facile l’accesso dei giovani al mondo del lavoro, evitando di affollare istituti che non garantirebbero un’occupazione lasciando sguarnite quei percorsi scolastici e formativi che invece darebbero ampie garanzie.

Non dimentica, poi, il consigliere Mattia Premazzi, di ricordare come la Provincia punti anche sulla carta del tirocinio che, a suo dire, rappresenta ancora lo strumento più facile ed economico per far incontrare domanda e offerta di lavoro.