Una lunga storia d’amore Ecco il Museo Morandini

La Prealpina - 03/09/2021

È una lunga storia d’amore quella che lega Marcello Morandini alle sue opere, create e inseguite, riprese e riamate, esposte finalmente nella magnifica cilla Liberty di via Francesco Cairo 41, da ieri ufficialmente sede della Fondazione a lui intitolata, e un tempo appartenuta alla famiglia Zanotti di Milano. La Fondazione Morandini è nata nel 2016, grazie alla donazione di 3 milioni di euro di due collezionisti americani amici dell’artista, allo scopo di dare casa alle opere del designer e a promuovere l’Arte Concreta Costruttivista internazionale.

Nell’anteprima per la stampa – l’inaugurazione ufficiale sarà domani alle 11 alla presenza delle autorità, mentre il pubblico potrà già accedervi con visite guidate – Marcello Morandini ha regalato un viaggio nella memoria dal sapore proustiano, mostrando le sue opere come può fare un padre con i suoi figli, accarezzandole e raccontando di ognuna la genesi e il significato anche filosofico delle scelte geometriche e cromatiche.

Un’esperienza emozionante, per tutti i tre piani della casa – il quarto, una sorta di privé con lo studio e l’archivio, è ancora in fase di restauro e manca l’ascensore esterno in vetro progettato da Morandini stesso – con l’artista a raccontare la sedia Bine, dedicata a una giornalista di Amburgo, o la lampada Bianera progettata nel 1983, o ancora gli scacchi in porcellana realizzati per Philip Rosenthal in soli 99 esemplari. La sedia, originariamente in legno laccato, sarà prodotta da Giovanni Scacchi in 30 copie vendute al prezzo di 30mila euro per finanziare la Fondazione.

«La Fondazione è un punto di arrivo e di partenza allo stesso tempo. Ho sotterrato una cosa ma ne sto facendo nascere un’altra per tutti, per la città e il territorio, ma progressivamente anche a livello internazionale, portando una nota d’internazionalità a Varese. È un veicolo di cultura perfetto, perché ha tutte le carte in tavola per essere credibile e dialogare con tutti con professionalità», ha spiegato il designer, nato a Mantova nel 1940.

«Mi piacerebbe riacquistare anche le dieci mie opere che mancano ma hanno prezzi altissimi, e in questi due anni e mezzo ho già riavuto venti lavori, presi alle aste internazionali o da privati, svenandomi. Preferisco mangiare un panino ma compiere l’intero percorso del mio lavoro, circondato da ciò che ho creato nel tempo».

La sede della Fondazione ospiterà al primo livello le mostre internazionali, mentre al secondo piano ci sarà lo spazio d’accoglienza, con le opere del maestro e al terzo, interamente nuovo, il percorso si compie, con i lavori più vecchi acquistati alle aste e di un fascino intenso, quello della passione temperata dalla ragione.

Nel parco c’è un’altra idea, quella di cingere cento alberi con altrettanti anelli di acciaio verniciato di bianco a polvere: chi lo vorrà, potrà “adottare” con una donazione alla Fondazione e iscrivervi all’interno il nome e una frase. Il titolo del progetto è Una storia d’amore. Appunto.