Un “ponte” fra Italia e Svizzera

La notizia dell’elezione a consigliere federale a Berna del politico ticinese Ignazio Cassis, nato a Sessa, a soli due chilometri dal confine, ha destato sorpresa in città. Stupore non tanto per la sua figura che a Luino è quasi sconosciuta, quanto per il fatto che il papà Gino era di una frazione della città, esattamente di Longhirolo. Insomma, il titolo “Un luinese conquista Berna”, ha davvero suscitato notevole curiosità ed anche sul web in diversi hanno cercato di capire chi fosse, se avesse ancora parenti in loco fino a qualcuno che dice di conoscerlo personalmente.

Finita la festa, quella dell’elezione a “ministro” della Confederazione, ora comincia il lavoro. Già oggi il ticinese potrebbe essere designato al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), ministro degli Esteri per capirci. Tra i primi dossier che ha detto di voler prendere in mano, non senza qualche spinta dai partiti più “insistenti” sul tema, vi è proprio il capitolo dei rapporti con l’Italia che, segnatamente, vedono aperte due “sottocartelle” importanti: banche, accordi fiscali e frontalieri. Già ieri il consigliere di Stato ticinese ed ex candidato al Consiglio federale Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi/UDC), ha definito l’elezione di Ignazio Cassis come «un giorno di festa per il Ticino» perché «anche il problema dei frontalieri sarà meglio considerato».

Cassis stesso ha detto che questo tema, con la sua presenza in Governo a Berna, dovrà essere preso in considerazione. Un male per i frontalieri del Varesotto e del Comasco? Non necessariamente, considerata la levatura del ministro e la lentezza, qualcuno lo definisce pragmatismo, tipicamente bernese. Va detto che le rimostranze viste in tante riunioni fatte anche nel Luinese, proprio per spiegare il futuro accordo di tassazione tra Roma e Berna, aveva come nemico giurato dei frontalieri le scelte del Governo di centrosinistra. Ancora, altre richieste al politico di origine luinese arrivano dall’Associazione Bancaria Ticinese (ABT) con Alberto Petruzzella, suo presidente, il quale si augura che possa essere presto definita la questione dell’accesso al mercato del credito da parte delle banche svizzere che vogliono operare a Luino, Varese o Milano, senza necessariamente dover collocare una filiale “fisica” nella Penisola. Obbligo che invece pone, ad oggi, l’accordo fiscale internazionale che Roma non vuole sottoscrivere con Berna, che riguarda anche l’imposizione fiscale dei frontalieri che tanto ha fatto infuriare i lavoratori italiani contro i ministeri romani.