«Un patto per Malpensa ma senza la politica»

La Prealpina - 23/06/2021

 Ha visto nascere Malpensa, ha lottato per difendere l’aeroporto insieme «a un gruppo ristretto di irriducibili», ha condotto tante battaglie nei suoi due mandati alla guida di Sea (1997-99 e 2006-13). Non tutte le ha vinte. Giuseppe Bonomi ora è amministratore delegato della società Milano-Sesto che si occupa del piano di rigenerazione urbana delle aree ex Falck, ma mai ha perso di vista le dinamiche aeroportuali. «Le sento ancora come mie», confessa. E legge il momento attuale come uno snodo fondamentale per capire quale potrà essere il futuro.

Il paragone con il de-hubbing

«Io ho affrontato il de-hubbing di Alitalia: quella è stata la vera crisi di Malpensa, in quanto strutturale all’aeroporto. L’attuale recessione è generalizzata, nasce dal Covid e dalle misure restrittive adottate per il sistema dei trasporti che ne hanno impedito lo sviluppo». Quindi, come se ne esce? «Mi sono sembrate molto appropriate le parole dell’ad di Sea Armando Brunini quando dice che torneremo ai livelli di traffico del 2019 ma serve un arco di tempo più lungo. Ora si percepiscono dei movimenti nella stagione summer ma non sono sufficienti. Sarà un crescendo progressivo come è successo dopo il de-hubbing. Allora come oggi sarà il modello vincente ad affermarsi».

Modello multivettore

Bonomi fa riferimento a quel periodo perché anche allora, grazie al lavoro del gestore, si passò dall’idea di uno scalo hub, in gran parte superata, cioè basata su un vettore di riferimento (all’epoca doveva essere centrata sull’accordo Alitalia-Klm), all’apertura verso un numero sempre più elevato di compagnie. «Il modello che ha portato alle cifre record del 2019 è multivettore. È questo il modello da riproporre ora. Pian piano si tornerà a quelle cifre». La dimostrazione nel fatto che le destinazioni raggiunte da Malpensa sono state ben superiori a quelle del periodo di Alitalia.

Incremento del cargo

Non sarà un processo rapido («i volumi non si riprendono con la bacchetta magica») ma «bisogna lavorare perché si cresca progressivamente», considerando che c’è un segnale inequivocabile di sviluppo: «L’incremento del cargo anticipa le curve macro-economiche. Vorrei ricordare l’investimento di Dhl, per esempio, che parte da lontano».

Istanze dirette al governo

Ma nulla può essere l’aeroporto se non riesce a chiarire il suo rapporto con il territorio. Ed è qui che si inserisce l’idea di un accordo, spesso recepito a parole ma mai nei fatti. «L’idea di un patto per il territorio – sottolinea Bonomi – mi piace molto. Ma deve affrancarsi da una politica che si è sempre dimostrata debole. Le forze imprenditoriali devono svolgere un’azione, diciamo così, sindacalmente forte per fare arrivare le loro istanze direttamente al governo centrale, senza delegare». La storia, purtroppo, non depone a favore di Malpensa.

Debolezza varesina

Caso emblematico è quello di Linate. «Ho condotto una battaglia per togliere il dualismo con Malpensa – ammette Bonomi – ma l’ho persa». Un esempio simbolico, quello del Forlanini, che dimostra «la debolezza varesina e la miopia milanese». ll tutto con «lo strapotere di Roma nelle decisioni geopolitiche». Bonomi non ha peli sulla lingua nel ricordare una parte della storia dell’aeroporto che è storia delle contraddizioni del Nord Italia. Che si ripetono.

Un’altra capacità economica

«Con una forza imprenditoriale e politica diversa – ammette – Malpensa avrebbe avuto tutta un’altra capacità economica. Sarebbe stata un bene non solo per il territorio ma per tutto il Paese». Ma questo non ha impedito allo scalo della brughiera di vivere e di svilupparsi, perché «Malpensa sa camminare anche da sola». E lo deve dimostrare anche stavolta.

 

Settemila imprese in bilico per la crisi

6-7mila imprese del Varesotto in bilico: potrebbero chiudere oppure no, dipenderà dall’evoluzione della crisi. A sostenerlo, Alessandro Minello (nella foto), fondatore dell’istituto EconLab research network, che ha presentato in un convegno online i risultati del sondaggio “Effetti della crisi di Malpensa su imprese e lavoratori dell’indotto”. Il lavoro è stato realizzato con gli Enti bilaterali del terziario e del turismo della provincia (rappresentati dai rispettivi presidenti, Giuseppe D’Aquaro e Alessandro Castiglioni) per conto del nuovo Osservatorio sul terziario “Spazio indagine Varese”. La ricerca ha riguardato un campione di 124 imprese delle province di Varese e Novara, legate ad attività (commercio, turismo) e servizi rivolti verso Malpensa, nonché di 192 lavoratori.

Calo del fatturato

Tanti i dati analizzati: dal calo del fatturato per il 60% delle aziende (un 2% ha tuttavia aumentato i ricavi: imprese alimentari o riconvertitesi) ai licenziamenti previsti (il 21-22% ritiene che dovrà attuarli). Il 55% ritiene che l’attività rimarrà aperta, il 30% è in difficoltà ma fiducioso in una ripresa. Un 13,8% si dichiara in bilico: secondo l’analisi di Minello, andando oltre il campione, questo potrebbe tradursi nel dato citato in apertura: quasi 7mila imprese (con 12-13mila posizioni lavorative) incerte. «Molte rispetto ad altri territori. Lì si giocano le prospettive di molti settori. Per lo più sono imprese piccole (l’84% ha meno di 9 addetti), prive della struttura e della cultura per affrontare sfide non prettamente produttive». Ci sarà poi uno 0,8% che chiuderà sicuramente (400/500 i lavoratori interessati), ma in tal caso il dato è inferiore ad altre realtà.

Lo stress dei lavoratori

Oltre al desiderio di stabilità occupazionale, è avvertita tra i dipendenti la necessità di sviluppare nuove competenze. Primeggiano (43,8%) quelle psicologiche, per fronteggiare stress e relazioni in un ambiente cambiato, con lo smart working che crea problemi di comunicazione tra le persone. Poi, quelle normative, gestionali e organizzative, comunicative e informatiche. Tanti per raggiungerle sono ricorsi a una formazione autonoma. Ma ci sono stati pure corsi aziendali e gruppi d’aiuto tra colleghi: «C’è fame di formazione e la consapevolezza di non esser pronti di fronte alla sfida dei cambiamenti in atto», dice Minello.

Aspettative sul rilancio

Ad accomunare le categorie intervistate, una visione positiva per il futuro: per l’85% delle imprese il peggio è passato, l’84% dei dipendenti si dichiara sicuro di mantenere il posto. Pure sul rilancio di Malpensa le idee sono simili, e poggiano su quattro leve: potenziamento dell’alta velocità, riconversione green, trasformazione del Terminal 2 in un polo attrattivo, digitalizzazione dei sistemi gestionali. Tra i lavoratori, un 5% propone altre strategie, tra cui il ridimensionamento dei voli a Linate e Orio al Serio per concentrarli nello scalo varesino.

Cambiamenti in atto

Spunto di riflessione finale: si ha davanti un’occasione per modernizzare tanti aspetti obsoleti del nostro sistema. «La pandemia non ha portato grandi rivoluzioni rispetto a prima: le ha accelerate, con un salto di dieci anni che abbiamo affrontato senza un adeguamento della strutture produttive. Ci sono apparati normativi che richiedono riflessioni, servono strumenti di lavoro più flessibili», conclude Minello.