«Un patto per il nostro futuro»

Ad Angera, per dare slancio ai prodotti del territorio, si sono inventati tre De.Co. (Denominazione comunale) sul pane, sul vino muffato e persino sui gioielli. In Provincia, stufi di vedere passare il “treno” dei miliardi dei fondi europei, hanno creato un ufficio ad hoc che vada a caccia della vagonata di euro potenzialmente a disposizione. Mentre molti Comuni sono “saliti in sella” per sviluppare ulteriormente la rete ciclopedonale del Varesotto.

Sono solo alcune delle buone pratiche emerse ieri pomeriggio a Villa Recalcati durante l’incontro organizzato dall’Associazione imprenditori europei (Aime), che ha convocato gli amministratori locali eletti o confermati nelle ultime elezioni per l’appuntamento “Le Pmi incontrano gli amministratori locali”, vale a dire un momento di arricchimento, incontro e conoscenza.

Introdotto da presidente e segretario di Aime, Armando De Falco e Gianni Lucchina, e condotto da Marco Colombo, il dibattito ha fornito diversi spunti e idee. A tracciare uno scenario sul possibile futuro del Varesotto è stato Alessandro Paladini Molgora: «Nei territori in cui si è trovata e condivisa una vocazione – ha detto il sindaco di Angera – si sono sviluppati dei progetti concreti e di successo. Penso al turismo del Trentino Alto Adige, un’opzione che dovrebbe essere presa ancor più fortemente pure dal Varesotto. Il nostro territorio è un po’ meno industrializzato rispetto al passato e il turismo può aiutare tanti settori, come l’edilizia e l’alimentare». In tal senso Davide Tamborini, sindaco di Mornago, ha ricordato «l’impegno come consigliere provinciale di realizzare la pista ciclopedonale da Sesto Calende e Laveno Mombello che con Daverio pensiamo di collegare col Lago di Varese, passando dalla Valbossa».

Sul fronte dell’economia, Mattia Premazzi, sindaco di Venegono Inferiore, ha suggerito due interventi: «Puntare sulla pari dignità fra la formazione tecnico-professionale e quella classica, per indirizzare gli studi dei giovani verso settori e professionalità richieste dal contesto economico. Mentre sul fronte dell’urbanistica, serve più flessibilità. Per esempio dovrebbe essere più semplice convertire un ex capannone industriale in commerciale e viceversa».

A proposito di sviluppo, Giuseppe Licata, sindaco di Lozza, ha ricordato «la creazione dell’ufficio della Provincia per andare a cercare i finanziamenti dei bandi europei. Ci sono 40 miliardi a disposizione dell’Italia ed è umiliante potervi accedere soltanto per il 5%». Il consigliere regionale Samuele Astuti ha infine sottolineato come «tutto deve partire da una vocazione chiara. Varese e la Lombardia non possono avere una sola direzione, ma nemmeno tutte. La globalizzazione fa andare più veloce, le onde sono più alte e, quindi, bisogna tenere dritta la direzione che si è presa. Certo, prima bisogna decidere in quale direzione andare. Per esempio, sulla sanità, vogliamo puntare sulla realizzazione di presidi territoriali, che possano sgravare il Pronto soccorso dei grandi ospedali».