Un “luinese” conquista Berna Cassis eletto ministro svizzero

La Prealpina - 21/09/2017

Il ticinese Ignazio Cassis ieri mattina è stato eletto a Berna dal Parlamento svizzero come consigliere federale, cioè ministro della Svizzera. Il politico, nato a Sessa, a soli due chilometri da Luino, di dove è originario il padre (di Longhirolo), sostituisce nel Governo centrale svizzero Didier Burkhalter, ministro degli Esteri della Confederazione e presidente dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) dimessosi il 14 giugno scorso.

La notizia di un ticinese appartenente al Partito Liberale Radicale (Plr) sugli scranni più alti di Palazzo federale, che ha sbaragliato la concorrenza di altri due candidati latini, forse non dice molto a un territorio come quello varesino o lombardo, abituato nel corso degli anni ad esprimere importanti ministri e uomini di “potere” a Roma, ma per il Cantone accanto alle province di Varese e Como è un grande risultato. Lo è anche per le stesse province insubri, e lo sarebbe stato, bene inteso, anche se fosse stato nominato alle scorse elezioni federali il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, della Lega dei Ticinesi. Non è un problema di simbolo ma di presenza, anche perché il Governo svizzero si muove con regole consolidate da decenni, in base alle quali nessuno può fare fughe in avanti, in solitaria. Sarebbe neutralizzato proprio dallo stesso sistema parlamentare centrale.

Il Ticino non aveva un politico in quella posizione da 18 anni, l’ultimo fu Flavio Cotti, del Partito Popolare Democratico. Da allora il paese, l’intera regione di frontiera è molto cambiata, con nuove sfide, problemi ma anche opportunità. Una prima opportunità è intrinseca alla nomina stessa, con una ventata di “aria latina” che interesserebbe una Confederazione sempre piuttosto spostata al centro nord, quanto meno poco incline a guardare sotto il Gottardo con speciale attenzione. Basti pensare al dibattito in diversi Cantoni sull’insegnamento della lingua italiana che pure è una delle lingue ufficiali svizzere, considerata quasi “minoritaria”. Non è un caso se nel suo discorso per accettare l’incarico, il medico del Malcantone abbia sottolineato come finalmente «la Svizzera che pensa, scrive e parla in italiano, torna al Consiglio federale». E ieri mattina, lungo gli scaloni del palazzo del Parlamento, l’italiano era ben udibile, presente. Ma non è solo un fatto di lingua ma anche di cultura, di attenzione verso una serie di problemi che il Ticino condivide proprio con l’Italia, sopra ogni cosa le buone relazioni, i trasporti e le infrastrutture, per non parlare del dumping salariale, di energia, dell’occupazione e della sicurezza. Va comunque precisato che lo stesso Cassis ha incassato anche i voti fondamentali dei partiti nazionali antieuropeisti, dei fautori di leggi contro gli stranieri e i lavoratori frontalieri. Un dato di cui lo stesso Cassis dovrà tenere conto.

Un ticinese a Berna ha il valore di un varesino a Roma e il territorio lombardo sa cosa questo voglia dire. Proprio Regione Lombardia potrebbe avere un riferimento nel cuore della Svizzera senza bisogno di “interpreti”, almeno quando affronta problemi e opportunità condivise. Finalmente uno svizzero capace di parlare agli italiani perché li conosce, perché li capisce, perché suo papà era “il Gino di Longhirolo” e sua mamma, tutt’ora in vita, è “la Mariarosa” di Bergamo.