«Un investitore salvi la Tmc e i suoi dipendenti»

La Prealpina - 16/09/2016

Una vicenda sorprendente, quella della Tmc. A cominciare dal fallimento che ha colto di sorpresa i 120 dipendenti dell’azienda di trasformatori elettrici. Per loro, la situazione sarebbe precipitata a maggio, con l’esaurimento delle ore previste quest’anno dal contratto di solidarietà: «Stipendi a giugno, poi nulla», affermano i funzionari provinciali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uil-Uilm. A sorprendere è anche la fine di un’azienda che nel 2012 installava trasformatori negli stadi di Polonia e Ucraina per l’Europeo di calcio. Lo stesso anno, una sentenza obbligava la vecchia proprietà a risarcire con 6 milioni di euro la Gm Bikes, società ciclistica svizzera, per non avere onorato un contratto di sponsorizzazione. I fatti che seguono portano all’8 settembre, quando il management aziendale annuncia la consegna dei libri al tribunale di Milano. In mezzo, la decisione della vecchia proprietà di dare mandato di rilancio a un paio di manager torinesi. È il 2014. Con gli svizzeri è stretto un accordo per un saldo a rate. Intanto, viene avviata una trattativa con la Dandong Xintai Electric, azienda cinese del settore interessata a rilevare la Tmc un poco alla volta. Nel giugno 2015, nuova sorpresa: il mancato versamento di una rata fa scattare una clausola prevista negli accordi tra le parti e consegna agli svizzeri la quota di maggioranza dell’azienda. La trattativa con i cinesi, destinati poi a uscire di scena per problemi fiscali, prosegue per qualche mese, fino a febbraio, quando la società ciclistica decide di entrare nel Cda con nuovi propositi di rilancio, rivelatisi velleitari. Eppure, i sindacati non faticano a immaginare che la Tmc possa ancora fare gola a qualcuno interessato a rilevarla: «Purché ci sia un piano industriale serio e che siano integrati tutti i dipendenti, non una parte. Ma intanto venga fatta chiarezza su quanto successo dagli organi di competenza».