«Un fronte comune di lavoratori e imprese per dare un futuro al settore del Tessile»

La Provincia Varese - 16/01/2017

Hanno incrociato le braccia per otto ore ieri i lavoratori del tessile, abbigliamento e calzature, in tutto il Paese, per manifestare il loro disagio per un contratto scaduto da oltre dieci mesi e che trova le parti ancora molto distanti. Anche da Varese sono partiti i pullman per partecipare alla manifestazione a Firenze, davanti a Palazzo Pitti. Ed oggi, a prendere la parola per lanciare un messaggio di unità è Piero Sandroni, presidente del gruppo tessile e abbigliamento dell’Unione Industriali di Varese: «Come Gruppo merceologico “Tessile e Abbigliamento” dell’Unione Industriali di Varese ci uniamo all’appello lanciato alle Organizzazione Sindacali dal Presidente di Sistema Moda Italia, Claudio Marenzi, perché la trattativa per il rinnovo del Contratto Nazionale di settore si trasformi in un’occasione per creare tra imprese e lavoratori un fronte comune in grado di dare un futuro ad una delle più importanti branche del sistema manifatturiero italiano». Un settore che nel solo Varesotto coinvolge più di 1.700 unità locali, per un totale di 14.300 addetti ed un valore annuo di export di 930 milioni di euro. Un comparto ancora strategico per il nostro territorio, dove ci sono eccellenze capaci di esportare i loro prodotti in tutto il mondo, ma che in questi anni è stato pesantemente colpito dalla crisi: «Numeri che fanno del tessile e abbigliamento, anche nella nostra provincia, uno spaccato industriale variegato, all’interno del quale ci sono, sì, aziende che riescono brillantemente a fare eccezione alla crisi generale e a quella specifica che ormai da anni attanaglia il nostro comparto, ma anche imprese che, allo stesso tempo, hanno grandi difficoltà a stare o a rientrare sui mercati – sottolinea Sandroni -. Penso soprattutto a quelle a monte della filiera, che più risentono della concorrenza internazionale. È qui che si trovano la maggior parte delle aziende che farebbero fatica ad assorbire il contraccolpo di aumenti salariali calcolati non sull’ inflazione reale ma su quella presunta generando così incertezze sulla quantificazione dei costi, con il rischio di metterle ulteriormente fuori mercato, a danno degli stessi addetti». E mentre i sindacati di categoria ribadiscono che «non siamo disposti a prendere in prestito modelli salariali da nessuno», per Sandroni «il modello a cui rifarci non può che essere quello giustamente sdoganato dal rinnovo del Contratto Nazionale dei metalmeccanici, dove si è riusciti non solo a trovare un accordo sul riconoscimento degli adeguamenti in busta paga expost, rispetto all’andamento del costo della vita, ma dove si è soprattutto riusciti a inserire il concetto che la ricchezza vada distribuita soprattutto là dove si crea, nelle imprese. L’obiettivo può e deve essere raggiunto tanto più in un settore come quello del tessile e abbigliamento dove è accentuata la differenza di capacità competitiva tra imprese e dove, storicamente, le relazioni industriali sono da sempre molto meno conflittuali rispetto a quella di altre categorie». Da qui l’appello dell’associazione territoriale degli industriali, «che non deve essere visto come di parte, ma come espressione di un interesse generale di imprese e lavoratori, oltre che di Sistema-Paese – sottolinea Sandroni – quello di contribuire, anche attraverso l’impostazione di un innovativo Contratto Nazionale, a migliorare la competitività e la produttività di un settore da cui dipende un’importante fetta dell’industria made in Italy»