Un anno da dimenticare Ma ora cresce la fiducia

La Prealpina - 18/02/2021

Che il 2020 rimanga nella storia come l’anno da dimenticare anche sul fronte economico varesino è fuori di dubbio. Eppure, anche in provincia, quella che un anno fa si pensava potesse essere una vera catastrofe, nel corso dei mesi si è parzialmente ridimensionata. Ben inteso, i numeri fanno sempre tremare i polsi, ma la sensazione è che anche nel Varesotto le aziende- sia industriali che artigiane – abbiano fatto di tutto per resistere. Certo, come rileva l’ufficio studi e statistica della Camera di commercio di Varese, la perdita produttiva media annua è stata del 10,8%. Un risultato molto pesante, ma migliore rispetto alle previsioni di inizio pandemia. Secondo quanto rilevato dagli esperti di statistica, la seconda ondata ha avuto effetti inferiori di quella primaverile sull’economia internazionale, al cui andamento è strettamente connesso quello del sistema Varese. Questo anche perché, nel frattempo, le imprese si sono riorganizzate attraverso forme di distanziamento nei luoghi di lavoro e ricorrendo allo smartworking. Così, dal confronto della crisi attuale con quella del 2008-09, si osservano perdite molto simili.

ttavia, l’impatto è dipeso specificatamente dai diversi modelli di specializzazione produttiva. Le aree più colpite sono state quelle con una spiccata vocazione a commercio, turismo, cultura, moda, ristorazione e tutte quelle attività che prevedono spostamenti (utilizzo dei mezzi di trasporto) e aggregazione (congressi, fiere, meeting…). Inoltre, sebbene il manifatturiero sia in rapida uscita dalla crisi, soffrono le filiere legate ai comparti citati, ancora fermi o in grave difficoltà. È il caso della produzione del tessile-abbigliamento, per la quale la domanda, molto legata alle attività commerciali, sta subendo una contrazione a livello mondiale.

Va detto che ora imprenditori e artigiani scalpitano anche in provincia per poter tornare a lavorare a pieno ritmo. La speranza è tutta nei vaccini, ovviamente, e in un piano che sperano possa andare a buon fine nei tempi annunciati. In ogni caso, migliorano infine le aspettative degli imprenditori sia per la produzione, sia per la domanda, soprattutto estera: il 78,4% degli industriali e il 64,8% degli artigiani si aspettano una produzione stabile o in aumento. Resta però un grosso punto interrogativo: il futuro di Malpensa, la più grande industria della provincia.

«Poteva andare peggio Siamo pronti a risalire»

«Poteva andare molto peggio». In una battuta, Gian Domenico Auricchio, presidente regionale di Unioncamere, riassume il sospiro di sollievo tirato dal manufatturiero lombardo rispetto alla produzione industriale della Lombardia nel 2020, l’anno «maledetto» della pandemia. «Sì, ci aspettavamo una perdita a due cifre nel bilancio finale dell’anno e invece siamo riusciti a contenere il drastico calo della produzione industriale media annua al 9,8%, un risultato migliore delle previsioni di inizio pandemia. Lo stesso dicasi per il fatturato sceso a fine 2020 dell’8,2%», ha puntualizzato il numero uno delle camere di commercio lombarde nel tradizionale focus sui dati congiunturali della manifattura elaborati assieme a Confindustria e Regione Lombardia. «Nel quarto trimestre abbiamo scontato ancora i lockdown parziali, anche se non severi come quello di primavera, tuttavia dopo il rimbalzo positivo del 20% del terzo trimestre, la produzione industriale ha segnato una nuova crescita congiunturale (e cioè sul trimestre precedente) del 2,7% e questo ha consentito un’ulteriore attenuazione della contrazione tendenziale (rispetto a un anno fa) contenuta al 2,6%», ha proseguito Auricchio. «A riprova della straordinaria capacità di resistenza e della volontà di ripartire del settore manifatturiero lombardo segnalo che la crescita congiunturale ha interessato la domanda interna e quella estera e anche il fatturato si è allineato alle altre variabili. Riguardo il fatturato, l’aumento rispetto al trimestre precedente è stato del 4,3% per le aziende industriali e dello 0,8% per le artigiane. Molto bene i dati sugli ordinativi dall’estero nel quarto trimestre, cresciuti dell’8,3% per l’industria e del 6,8% dell’artigianato. Abbiamo fatto addirittura meglio dell’ultimo trimestre 2019: +2,8% in ambito industriale e +3,3% in tema di artigianato. Che l’export lombardo, un terzo di quello nazionale, si presenti di nuovo e significativamente così tonico mi fa ben sperare per il nuovo anno». Complessivamente il 2020 ha chiuso in negativo con perdite produttive per tutti i settori industriali. Il comparto moda conferma le forti contrazioni già registrate in precedenza: si va dal -23,6% (variazione media annua) di pelli-calzature al -22,3% del tessile sino al -18,2% dell’abbigliamento. Più “resilienti”, per utilizzare un termine in voga nell’ultimo anno, chimica, farmaceutica e alimentare. Rispetto all’industria, invece, l’artigianato ha fatto ancora più fatica: la produzione è diminuita in un anno dell’11,9%. Il mercato del lavoro regionale continua a beneficiare del blocco dei licenziamenti confermando di fatto i livelli occupazionali (con un saldo negativo dello 0,3%), mentre si sta progressivamente, ma molto lentamente, riducendo il numero di aziende che fanno ricorso alla cassa integrazione: se nel secondo trimestre la cassa era stata richiesta dal 71% delle aziende (equivalente al monte ore degli ultimi sette, otto anni), nel terzo e quarto trimestre si è scesi rispettivamente al 39% e al 29%. Rimane preoccupante la contrazione degli investimenti (-18,6 %), ciononostante migliorano le aspettative degli imprenditori sia per la produzione sia per la domanda, soprattutto estera.