Umberto Bossi suona il pianoforte: «Ma questa riforma è tutta stonata»

La Prealpina - 11/11/2016

Umberto Bossi entra nel salone di Villa Gianetti, vede un pianoforte a coda e si mette alla tastiera. Infila una sequenza di note niente male. Poi stecca. Di proposito. «Così è la riforma che vuole Renzi, tutta stonata».

E scatta l’applauso prima ancora dell’inizio del dibattito, organizzato dalla segreteria provinciale e da quella saronnese del Carroccio, sul referendum del sì o del no alla revisione della Carta costituzionale. In platea una settantina di militanti. Tra i relatori, oltre al senatur, il sindacoAlessandro Fagioli, «è lui il padrone di casa» gli fa ecco Bossi, l’assessore regionale Francesca Brianza, e Giovanni Malnachini, primo cittadino di un comune della bergamasca, Spirano. Moderatori: il segretario cittadino della Lega di Saronno, Davide Borghi, e il consigliere comunale di Vizzola Ticino, Roberto Stefanazzi, noto per le sue ortodosse idee indipendentiste. Pronti via, Bossi prende subito la parola e, come un fiume in piena, spiega le ragioni che, a suo modo di vedere, devono indurre «tutti i lombardi a non cadere nella trappola del colonialismo».

«Con questa riforma Renzi vuole cancellare le Regioni e le Province. Vuole annientarci. Se passa noi non saremo più provincia di Varese ma area di vattelapesca, con abitanti vattelapeschini o vattelapeschesi». Eppure… «Il federalismo fiscale con noi era passato alla Camera e al Senato ma il presidente della Repubblica non volle firmare la legge. E dopo abbiamo visto che cosa è successo: hanno cercato di imporre il centralismo e messo lì Renzi per ammazzare il Nord».

Secondo il senatur, confortato poi anche dalle valutazioni dell’assessore regionale Brianza, se prevarrà il sì «la Lombardia non potrà più fare leggi proprie nelle materie oggi di sua competenza ma dovrà limitarsi ad applicare quelle decise a Roma. Neppure Mussolini aveva mai osato tanto».

E ancora: «Con la clausola di supremazia prevista da questa scellerata riforma, il governo centrale può cancellare qualsiasi atto degli enti locali. È la fine. Sanno bene questi signori del colonialismo che attaccando le radici uccidi l’albero che rappresenta il simbolo della libertà e dell’autonomia». Il senatur non scende nei dettagli giuridici, preferisce battere sui temi primordiali del Carroccio: no al potere assoluto di Roma, alt al nuovo colonialismo dove «la colonia sarebbe la Padania».

«Ma sapete che ogni anno alla Lombardia vengono portati via cento miliardi di residuo fiscale che servono a mantenere tutto il Paese? Adesso capite bene perché Renzi vuole una riforma così spudorata e centralista».

E se la prende poi – il fondatore della Lega – con i politici toscani. «Quando Nord e Sud sono deboli, vengono fuori loro. Deve stare attento anche il Pd: Renzi ha come obiettivo quello di far fuori la Sinistra».

«Schiavi di Roma mai» conclude Bossi nel suo intervento iniziale, al quale aggiungerà altri commenti intervellati ai discorsi di Francesca Brianza, assessore regionale e avvocato, che ha sezionato a mò di bisturi la riforma costituzionale, facendola (nel merito, secondo le sue valutazioni) a pezzettini. Tra i relatori della serata, durata oltre due ore, era annunciato anche il docente universitario di Storia moderna all’Insubria di Como, Paolo Bernardini, esperto di indipendentismo. Ha dato forfait perché malato, facendo comunque pervenire un documento con le sue riflessioni sul referendum. Documento letto alla platea. Il passaggio saliente: «Riforma contro ogni valore di indipentismo». Detta alla Bossi: centralista. Il senatur, a fine incontro, si allontana allo stesso modo in cui era arrivato: sigaro in bocca, pugno di intesa con i militanti.