Ultimo verdetto su Sea Handling

La Prealpina - 11/12/2020

Furono aiuti di Stato e quindi contrari alla regola della concorrenza i 360 milioni di euro iniettati, sotto forma di aumento di capitale, tra il 2002 e il 2010 da Sea alla controllata Sea Handling. E su questo, viste come sono andate le cose per la società aeroportuale di servizi a terra, non ci sono dubbi da almeno sei anni. Sta di fatto, tuttavia, che sollevando un discreto polverone – nel cielo di Milano più che in quello di Malpensa – l’ennesima conferma della tesi sostenuta con determinazione dalla Commissione europea sin dal 2012 risale a ieri: arriva da Lussemburgo ed è firmata dalla Corte europea di giustizia che respinge, in modo definitivo, l’ultimo ricorso rimasto in circolazione. Quello di Palazzo Marino, ovvero l’azionista di maggioranza della società di gestione degli aeroporti milanesi, che nel nel 2018 aveva impugnato il verdetto avverso del Tribunale di primo grado della Ue. Il tutto accade quando è ormai un capitolo di storia recente la vicenda industriale, sindacale e politica che ha segnato il destino di 2.392 lavoratori e di un corposo ramo aziendale.
Di fatto, la sentenza della Corte di giustizia europea chiude un doloroso cerchio. Il Comune di Milano incassa l’ennesimo no e, come si sapeva, viene
confermato che quei 360 milioni di aumento di capitale erano aiuti non consentiti proprio per il fatto che Sea è partecipata da Palazzo Marino e all’epoca lo era quasi esclusivamente da enti pubblici.
Quindi? Niente di più niente di meno che un passaggio formale.
Perché per quanto la notizia arrivata da Lussemburgo agiti mediaticamente l’atmosfera, in particolare per le preoccupazioni di chi ipotizza la necessità di restituire l’ingente somma di denaro, non si prevedono conseguenze economiche. Il motivo è presto detto: il 2 settembre 2014 nasce la
new company Airport Handling che elimina in tal modo Sea Handling e,
nel nome della discontinuità societaria richiesta a Bruxelles, è la concretizzazione del diktat della Commissione europea per veder cancellata la sanzione di 450 milioni.
Ovvero, i 360 milioni ritenuti illegittimi più gli interessi. La condizione è
la privatizzazione della nuova società e per questo viene nominato un
blind trust. In due anni ciò avviene e adesso AH ha come azionista di maggioranza dnata, cioè un colosso mondiale.
Dunque, la multa è ampiamente cancellata. La vicenda, che ha coinvolto
le presidenze Bonomi e Modiano, è archiviata da tempo. I ricorsi di Sea e
dello Stato contro la Commissione europea sono ritirati dal 2014. Restava l’ultimo verdetto: è arrivato ieri.