Udine: le camere di commercio litigano e a rimetterci sono le imprese

Altra Testata - 09/12/2016

La convocazione formale è stata definita in mattinata e fissa la data a domani, un giorno prima dell’entrata in vigore della legge di riforma sulle Camere di commercio.

Una volta fatto questo, il presidente di Unioncamere Fvg, Giovanni Pavan, affida alla stampa un messaggio molto chiaro: «Improcastinabile raggiungere entro il 9 dicembre prossimo il numero legale in giunta Unioncamere Fvg. In particolare ciò è funzionale all’approvazione di importanti provvedimenti per nuovi finanziamenti alle imprese, su delega della Regione. La mancata operatività di Unioncamere Fvg in questo momento comporterebbe contraccolpi di significative proporzioni in ulteriore danno alle nostre imprese».

In sostanza è un “avvertimento” diretto ai colleghi presidenti di Camera di commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo, e di Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, stante i precedenti. Ovvero la mancata presenza alle riunioni di giunta che erano state fissate per il 6 ottobre e, l’ultima, per il 6 dicembre quando, al tavolo, c’era il solo Pavan.

Con l’entrata in vigore della legge di riforma, le competenze di Unioncamere Fvg vengono meno, l’Unione regionale diventa volontaria (e in regione non ci sarà), e l’iter dei bandi e dei finanziamenti che sono in scadenza per un valore vicino ai 3 milioni di euro da ripartire tra le imprese che hanno presentato domanda, verrà stoppato.

Senza approvazione, e via libera, le aziende si vedrebbero allungati i tempi perchè la competenza verrebbe trasferita ai singoli enti camerali e probabilmente l’esame delle domande dovrebbe ripartire da capo.

Da qui questa sorta di “ultimatum” che ha il sapore di un avvertimento: se anche questa seduta dovesse andare deserta, ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità rispetto alle penalizzazioni che le imprese della regione si troverebbero a subire.

Tutti negano ma accostare le difficoltà di dialogo in Unioncamere al dibattito in corso da mesi su accorpamenti obbligatori, opportuni e non voluti, previsti dalla nuova legge, appare una conseguenza logica.

Pavan, che oltre che di Unioncamere Fvg è presidente di Cciaa Pordenone, l’unica a cui la norma impone un “matrimonio”, e colei che immagina un approdo logico in quello di una Cciaa unica regionale.

Ipotesi che la Venezia Giulia, nata dalla fusione di Gorizia e Trieste, di fatto non considera, mentre a Udine non interessa. Due enti, questi ultimi, “graziati” da un emendamento alla legge che non le costringe a fusioni, perchè entrambi operanti in zone di confine.

Pordenone, viceversa, non vanta confini nazionali a propria protezione, e non vorrebbe un ruolo da “annessa” ma da “pari”. Cosa che sarebbe possibile solo se si creasse la Cciaa del Fvg.

Su questo dibattito, dunque, si sono creati gli screzi che hanno reso quantomeno complicata persino la coabitazione in Unioncamere, se è vero che la giunta – a questo punto – non si riunisce da mesi e che le convocazioni precedenti sono andate deserte.

«La ragione è – spiega Da Pozzo – che la data delle riunioni va concordata perché tutti hanno i loro impegni. La prossima è venerdì 9, verrà fatta in teleconferenza e noi ci saremo».

Sulla stessa posizione Paoletti: «Le precedenti riunioni erano state fissate in date non concordate. Se ci si sente prima, c’è la possibilità di verificare le disponibilità di tutti. L’appuntamento è per il 9 dicembre in videoconferenza, una data condivisa, e la riunione si farà. Da parte nostra – aggiunge il presidente della Cciaa della Venezia Giulia – non c’è nessuna intenzione di non approvare i provvedimenti previsti».

Ma non è che dietro tutto questo ci sia la querelle sul “matrimonio” necessario dell’ente camerale di Pordenone? «E’ un argomento di cui non mi interessa parlare», risponde Paoletti.

Per Da Pozzo «non ci sono problemi. Si tratta di ratificare delibere già fatte, atti già definiti con la Regione. Il 9 lo faremo. Per questo non ho capito il senso di definire prima la convocazione e poi fare un comunicato…»