UCI matrigna, Oldani accusa

La Prealpina - 05/07/2017

Ormai è guerra aperta, dichiarata, feroce. Ma l’unica vittima è uno sport amatissimo, gestito con criteri quanto meno opinabili. L’UCI stravolge ancora una volta il calendario delle corse per il 2018, la Lega del Ciclismo Professionistico insorge diffondendo un durissimo comunicato e Renzo Oldani, patron della Binda e della Tre Valli Varesine (nonché membro del consiglio direttivo dell’Associazione internazionale degli organizzatori), rincara la dose. A farne le spese, non quest’anno ma nel 2018, potrebbero essere corse storiche che rappresentano tradizione e cultura del ciclismo, tra le quali la stessa Tre Valli, abbandonate ai margini di una stagione governata solo con logiche economiche.

Esplicito Enzo Ghigo, presidente della Lega professionistica: «Prosegue inarrestabile l’opera di demolizione dei calendari di classe 1 e HC da parte dell’UCI. Corse professionistiche sopravvissute a due guerre mondiali e alla crisi economica rischiano di soccombere sotto i colpi di un’insensata politica dell’Unione ciclistica internazionale, un’istituzione mondiale che il ciclismo dovrebbe proteggerlo e svilupparlo e che invece sembra volerlo far morire, per lasciare spazio a nuovi e più remunerativi soggetti o mercati, usando logiche spregiudicate, predatorie e di breve periodo».

Ghigo rincara la dose: «L’UCI promuove nel World Tour 2011 il Giro di Pechino (causando già allora lo spostamento del Giro di Lombardia) e dopo solo quattro edizioni la gara cinese scompare; promuove inopinatamente il Giro di Turchia per il 2017, Paese già con una situazione politica locale molto complicata, e la gara non può disputarsi nella data prevista; il Giro del Qatar appena promosso è già scomparso dal calendario. In compenso si fanno scelte per il futuro che penalizzano una gara monumento (il Lombardia), ben cinque gare HC (Giro dell’Emilia, GP Beghelli, Tre Valli Varesine, Milano-Torino e Giro del Piemonte) e diverse altre gare di classe 1. A chi giova tutto ciò? Al ciclismo o alle casse dell’UCI?».

È bastato lo spostamento della prova regina dei Mondiali su strada di Innsbruck 2018, di una settimana in avanti rispetto a quest’anno, e il calendario è stato stravolto. Sarebbe stato sufficiente usare il buon senso per aggiustarne la sequenza, invece si è scelto di danneggiare diversi organizzatori. Nel mirino il CCP (Conseil du Cyclism Professionnel), di cui fanno parte pure gli ex corridori Marco Pinotti e Gianni Bugno, accusato di pensare soltanto al World Tour e di trascurare le altre corse. «Nessuno spazio per valutazioni al di fuori della logica economica, nessuna considerazione del calendario storico in Europa»: questo il concetto chiave che potrebbe condurre a un clamoroso ricorso all’Authority europea della concorrenza contro la stessa UCI. Renzo Oldani condivide e rincara: «Va bene ed è importante combattere il doping, perché purezza e rettitudine sono intoccabili. Ma perché l’etica non conta quando si parla di soldi? Perché l’Uci non vede quel che accade in Paesi come Oman e Turchia? Allora, “drogarsi” di petroldollari è legittimo?».

La sensazione è che i vertici dell’Uci non rispettino chi ha costruito la storia del ciclismo: «Non rispettano niente e nessuno – accusa il presidente della Binda -, guardano solo ai ricavi, senza preoccuparsi da dove arrivino… Oltretutto, di certi incassi non ne beneficia minimamente il movimento, tanto meno il ciclismo giovanile. Noi organizzatori facciamo enormi sforzi, non possiamo essere sempre penalizzati».