Tutto il fascino della ceramica lavenese tra i piatti, i vasi e le collezioni del Midec

La Provincia Varese - 30/01/2017

«Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico e che compie ricerche riguardanti le testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente naturale. Le raccoglie, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, educazione e diletto».Questa è la definizione ideale di museo data dall’ICOM (International Council of Museum) nell’assemblea generale dell’Aja del 1989. Sabato 4 febbraio alle ore 11 sarà presentata a Laveno Mombello, presso la Sala Consiliare di Villa Frua, la nuova guida del Museo Internazionale del Design Ceramico (MIDEC), colmando finalmente, dopo anni di attesa, la mancanza di uno strumento agile e preciso per comunicare a turisti e studiosi la collezione nel suo complesso e la storia del palazzo che la ospita. Fortemente legato al territorio, il museo fu inaugurato nel 1971 ma nacque, qualche anno prima. A partire dal 1968, infatti, l’esercizio prese avvio dall’idea di un gruppo di appassionati, capitanati dal restauratore di arazzi Vittorio Longobardi, di utilizzare il Palazzo Perabò a Cerro di Laveno (di proprietà comunale dopo l’acquisizione per cessata attività della casa per anziani che li aveva sede) per raccogliere e documentare la produzione di terraglia forte attiva nel Distretto industriale di Laveno dal 1856 agli anni ’60 del Novecento nelle fabbriche della Società Ceramiche Italiane (S.C.I.). La fabbrica, fondata nel 1856 da Severino Revelli con alcuni ex dipendenti della “Richard” di Milano, iniziò a Laveno la produzione di piastrelle da rivestimento e terraglie forti, acquisendo nel tempo un notevole successo nella produzione di massa, senza trascurare, tuttavia, produzioni degne di nota e più legate alle arti applicate: nel periodo liberty si ebbe la collaborazione di Giorgio Spertini, negli Anni 30, invece, con lo scultore e ceramista Angelo Biancini, senza dimenticare collaborazioni con personalità di spicco come Guido Andloviz che fra il 1923 e il 1925 ottenne grandi risultati. Degna di nota è anche la straordinaria collaborazione con la ceramista e designer Antonia Campi, allieva di Francesco Messina e autrice per l’Ufficio Artistico della S.C.I. di oltre 300 oggetti e creazioni, oggi esposte in musei come il MOMA di New York, il Museo della Ceramica di Faenza, il Victoria and Albert di Londra. La Società Ceramiche Italiana chiuse nel 1965 e venne assorbita dalla concorrente Richard Ginori. La collezione Le opere della collezione permanente del museo provengono per lo più dalla raccolta della Società Italiana Ceramiche-Richard Ginori e dalle donazioni dei proprietari che nel tempo si sono avvicendati alla guida della fabbrica, ovvero Scotti-Meregalli e Revelli. Fatta eccezione per un nucleo di oggetti databili a partire dalla metà del Settecento, che provengono dalla donazione Richard Ginori, buona parte della raccolta documenta la produzione lavenese fra portaombrelli, piatti da parete, cache-pot, vasi e servizi da tavola realizzati dalla fine dell’Ottocento alla metà del Novecento. Recentemente la collezione si è arricchita anche con la presenza di opere di artisti contemporanei che utilizzano la ceramica come mezzo espressivo. Il fascino di questa collezione è indiscusso, anche per chi non conosce la storia della ceramica: si può ripercorrere la storia della produzione lavenese, dalla ricerca di uno stile moderno (liberty) all’emergere di uno stile originale con Antonia Campi, attraverso un itinerario tra arte e quotidianità che si spinge fino ai giorni nostri. Palazzo Perabò Un ulteriore motivo per visitare il MIDEC è il palazzo nobiliare che lo ospita. Adagiato sulle rive del lago in località Cerro di Laveno, Palazzo Perabò venne costruito allo scadere del XVI secolo dalla famiglia Guilizzoni che fece fortuna con la vendita del carbone. Passato per legato testamentale all’ospedale di Cittiglio e poi acquistato dal sacerdote Leopoldo Perabò nel 1863, è a partire dal 1969 che il Palazzo è passato sotto la gestione del Comune di Laveno Mombello. È una villa tardo-rinascimentale con suggestivi punti di vista sul lago, dalle linee sobrie ed eleganti: attorno ad un cortile quadrato si sviluppano su tre lati due ordini di logge colonnate le quali sono coperte da volte a vela. Le sale al primo piano, invece, sono in parte voltate e in parte coperte da soffitti a cassettoni con interessanti decorazioni. Le ultime novità Sabato 4 febbraio, alle ore 11 presso la Sala Consiliare – Villa Frua (Via Roma 16/a), sempre a Laveno Mombello avverrà la presentazione della nuova guida MIDEC, a cura di Maria Grazia Spirito ed edito da Silvana Editoriale. Alla presentazione parteciperà Marcello Morandini, artista, scultore e designer di fama internazionale che, negli anni precedenti, è stato anche presidente del museo; interverranno Ercole Ielmini Sindaco di Laveno Mombello e Vittorio Veneziani Presidente dell’Associazione Amici del MIDeC. n