Tutti a casa, poi l’a c c o rd o

La Prealpina - 26/03/2020

– Prima lo sciopero, poi l’intesa. Si è consumata in questo modo la giornata di ieri nelle fabbriche di Lombardia ancora aperte per concessione del decreto del governo. I sindacati avevano annunciato la mobilitazione per chiedere la tutela della salute dei lavoratori e così è stato. Nelle aziende metalmeccaniche, chimiche e tessili, ieri, pochissimi si sono presentati sul posto di lavoro, per affermare – con la loro assenza – il loro diritto alla protezione e alla salute. Poi, intorno a mezzogiorno, governo e sindacati si sono riuniti per discutere proprio della lista delle attività aziendali giudicate essenziali. Una trattativa complessa, che, alla fine, ha portato a una intesa, con una notevole sforbiciata tra le attività produttive. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, all’uscita della riunione hanno giudicato l’accordo come decisamente positivo. «Abbiamo rivisitato l’elenco ed è stato tolto tutto ciò che non era essenziale, visto il momento difficile che stiamo vivendo». Rimarcano inoltre che «dovrà essere rigorosamente adottato il Protocollo sulla sicurezza». Passo in avanti importante, insomma, con il nuovo elenco che dovrebbe essere diffuso nelle prossime ore. Sta di fatto, però, che resta il nocciolo della produzione per l’aerospazio e difesa. Secondo l’intesa di ieri anche questa produzione dovrebbe essere ridotta. Resta al momento l’incognita relativa agli stabilimenti di Leonardo in provincia: ancora non si sa se sarà concessa l’autorizzazione a proseguire l’attività produttiva. Facile prevedere che nei prossimi giorni ci saranno nuovi confronti con l’azienda, per definire nel dettaglio le modalità delle eventuali presenze negli hangar. Al primo punto la sicurezza, ovviamente, a partire dai dispositivi di protezione. Alcune mascherine distribuite nei giorni scorsi erano identiche a quelle respinte da Regione Lombardia qualche giorno fa (nella foto). Non è dunque casuale che ieri nelle fabbriche di Leonardo in provincia le presenze erano notevolmente ridotte. Del resto, le adesioni allo sciopero in Lombardia sono state dal 60 al 90%. I numeri sono di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, che parlano di «alta adesione alla protesta». Si tratta, secondo le Organizzazioni, di «numeri in linea con tutti i precedenti scioperi unitari, con una forbice che va dal 60% al 90% a seconda delle peculiarità delle varie province, considerato anche l’alto tasso di assenteismo, i lavoratori in smart working, le fermate e riduzioni produttive già concordate nelle scorse settimane dai delegati». Una partecipazione che «dimostra il grande sostegno alle nostre richieste»