«Tutelare la manifattura Ce la stanno rubando»

«Stiamo vivendo un momento storico senza precedenti, non ha senso essere ottimisti o pessimisti, abbiamo davanti un futuro tosto per i giovani e la società: ci stanno rubando la manifattura italiana, dobbiamo difenderla e insieme avere una posizione d’attacco». Un Carlo Calenda a tutto campo ha riempito ieri il Teatro Santuccio di via Sacco all’incontro “Impresa 4.0, 2018-2018, quale futuro”, organizzato a Varese dal Comune.

Caso Whirlpool

Davanti al ministro dello Sviluppo economico, aziende, associazioni e studenti per confrontarsi sugli sviluppi dell’economia tecnologica. Nel pieno del tour de force sul caso Embraco, l’azienda del gruppo Whirlpool che ha annunciato il licenziamento di 500 persone a Torino per delocalizzare in Slovacchia, Calenda ha ribadito l’impegno per mantenere la produzione in Italia proprio nella capitale della multinazionale degli elettrodomestici. Se Comerio ha perso la Direzione europea a vantaggio di Pero, Cassinetta di Biandronno si tiene stretto il polo dell’incasso, ma teme il vento dell’Est: «Temo anch’io che sia solo l’inizio», ammette l’ex manager “prestato” al Governo, viceministro con Letta, ministro dal 2016, prima con Renzi e poi con Gentiloni.

«Il caso Whirlpool dimostra i rischi per la nostra manifattura, come per quella tedesca e francese, una cosa strutturale e strutturalmente sbagliata: i Paesi dell’Est utilizzano a piene mani fondi Ue pagati anche da noi e li uniscono al costo del lavoro basso. La Slovacchia ha altri cento progetti e 75 riguardano l’Europa. Non è una concorrenza alla pari».

Messaggio
ai giovani

Un discorso realistico, poco incline a slogan e facili ottimismi sulla ripresa e sul futuro radioso. «Non voglio fare un pistolotto elettorale», premette e promette alzandosi in piedi e dialogando in particolare con gli studenti riuniti sugli spalti, anche se il voto del 4 marzo è troppo vicino per evitare di pensarci (Calenda non è candidato). «Globalizzazione e tecnologia stanno cambiando il mondo molto velocemente, con un processo che molti definiscono inevitabile. Non è vero, questa rivoluzione può essere governata, gestita: con il Piano industria 4.0 abbiamo agito dando una forte incentivazione solo agli imprenditori che vogliono investire. E bisogna potenziare l’export, brillante e in crescita ma ancora espressione di poche aziende. Non possiamo puntare solo sulle eccellenze e lo dice uno che ha lavorato in Ferrari e Sky».

Più volte il ministro ha cercato un contatto diretto con i ragazzi strappando anche degli applausi: «La mia figlia più grande ha 25 anni, l’ho avuta da giovanissimo – ha scherzato il 44enne, figlio d’arte, essendo sua madre la notissima regista Cristina Comencini (il nonno Luigi Comencini firmò lo sceneggiato “Cuore” e diede al piccolo nipote Carlo il ruolo di Bottini nel 1984) -. Io sono stato fortunato, voi lo siete meno per il periodo che vivete. Dobbiamo puntare all’innovazione umana, dove la tecnologia sia unita al sapere umanistico: la cultura farà la differenza, se andando a casa avrete ancora voglia di leggere un libro o di studiare la storia, vinceremo noi e non loro».

Territorio riunito

Fra gli spalti, appunto, studenti e volti noti della politica Pd, i deputati Maria Chiara Gadda, Daniele Marantelli e Andrea Mazziotti, poi Alessandro Alfieri e Samuele Astuti. Ma soprattutto il mondo istituzionale e imprenditoriale. «Perché questa è un’occasione importante per tutto il nostro territorio – ha sottolineato il sindaco di Varese Davide Galimberti -. I Comuni hanno il compito di pianificare gli interventi e facilitare l’incontro con il mondo del lavoro». Il Varesotto, ha sottolineato il giornalista-moderatore Dario Di Vico, è una delle capitali dell’industria 4.0 che sta già dando risultati.