Turisti abbandonati

Turisti abbandonati a se stessi, senza punti di riferimento quando visitano la Città Giardino, lasciati senza informazioni e senza servizi adeguati dal centro al Sacro Monte. “L’accusa” è di Mauro Gregori, ex consigliere comunale eletto con la lista Galimberti ora pungolo della maggioranza stessa dopo l’addio polemico. «I turisti ci sono. Ma Varese c’è? – si domanda il blogger -. Spesso mi capita in questi giorni, per molti di vacanza, di incrociare in centro città dei turisti: inglesi, giapponesi, tedeschi. Tutti quanti sembrano spaesati, in cerca di qualcosa, non si sa bene cosa. La mia preoccupazione è che, una volta venuti a Varese, molti non abbiano la minima idea del “che fare” e una volta andati via non conservino un bel ricordo della città perché non hanno avuto modo di conoscerla appieno. Eppure basterebbe poco». Gli esempi sono molto concreti: Gregori suggerisce di allestire delle casette, «di quelle utilizzate la prima volta in occasione dei mondiali di ciclismo, in piazza Repubblica, in stazione Fs, in piazza Monte Grappa, tre in tutto, aperte anche a pranzo, con un cartello con la dicitura “tourist info point”. Sarebbero utilissime per informare e consegnare depliant, per indicare cosa visitare, come recarsi al Sacro Monte, per indicare le mostre presenti (su tutte Sean Scully a Villa Panza e Guttuso a Villa Mirabello), per segnalare le occasioni di spettacolo e intrattenimento». Ci sarebbe poi il problema del personale da utilizzare per questo scopo specifico: «Ci sono parecchi giovani in Servizio civile. Facciamoli uscire dagli uffici, mettiamoli a disposizione dei turisti, cerchiamo studenti del liceo linguistico che volontariamente occupino parte delle vacanze estive a favore della collettività – è il suggerimento dell’ex esponente di maggioranza -. Ma sembra quasi che Varese sia chiusa in se stessa, non desideri accogliere quel bene prezioso che si chiama turismo. Di certo l’assenza di un assessore al turismo non aiuta a fare bene». Le lamentele arrivano in realtà anche da diversi visitatori, abituati a servizi molto più mirati in altre città turistiche, come per esempio Bergamo, molto “lanciata” nel circuito del Nord Italia con presenze in crescita a due cifre. Da tempo poi si ripete il ritornello di Varese città turistica: la vocazione è reale, profondamente sentita, o un’aspirazione per il futuro? E i varesini vogliono davvero aprire le porte ai visitatori sul modello di altri centri? La Camera di commercio s’impegna con ottimi risultati sul sistema turistico-atletico con la Varese sport commission che in effetti sta portando sul territorio moltissime manifestazioni di caratura internazionale. Ma il turismo puro forse è un’altra cosa e si manifesta soprattutto nell’area dei laghi, attrattivi per la bellezza sommata però alla tranquillità. Certo, in questo senso aiuterebbe molto avere un lago balneabile: e anche in questo caso ora si stanno concretizzando gli sforzi comuni per arrivare a un vero risanamento delle acque. Ma gli anni passano e la sensazione di molti è che si perdano dei treni importanti: che ci sia persino un buon numero di turisti, preziosi sì, ma poco coccolati e difficili da fidelizzare. Perché il verso successo non è il primo arrivo, ma il successivo ritorno.

Solo a giugno mille arrivi all’Infopoint

Turisti senza servizi? Il Comune non è d’accordo con questa visione, anzi respinge le accuse al mittente e ribadisce il successo, in termini di arrivi e di valutazioni positive, dell’infopoint dedicato. La struttura per ora ha sede provvisoria proprio a Palazzo Estense, «location comunque invidiabile e di sicura attrazione», ribadiscono gli amministratori rispondendo indirettamente all’ex consigliere Gregori. Lo sportello è aperto dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 17.30. Nel solo mese di giugno ha ricevuto oltre mille visite di turisti di cui centinaia stranieri. L’infopoint poi da settembre tornerà nella sue reale sede in piazza Monte Grappa alla fine dei lavori di restauro degli spazi. In questi giorni si stanno portando i nuovi mobili. Il picco del turismo made in Varese si concentra in particolare dalla primavera: se i laghi sono più frequentati, è sufficiente dare un’occhiata al movimento in centro per capire che anche nel capoluogo non mancano le presenze internazionali.

Federalberghi: «Le strutture avrebbero un costo eccessivo»

Turisti fai da te? Ahiahiahi! Il vecchio slogan pubblicitario potrebbe tornare utile a inquadrare la situazione del popolo di vacanzieri che in questi giorni gira per la città col naso all’insù. I primi dati ufficiali stanno per arrivare, ma fin d’ora pare di poter dire che la stagione estiva varesina procede secondo le previsioni positive avanzate tempo fa. Il trend all’insù sembra dunque continuare sia in termini di presenze sia di arrivi. Francesi, tedeschi, belgi, ma anche qualche giapponese e australiano (il campo-base sportivo di Gavirate fa da volano) alla ricerca delle bellezze storico-artistiche della Città Giardino. Che non sono poi molte, ma ci sono. Basta sapere… dove si trovano. Qualche turista pare infatti si sia aggirato tra Giardini Estensi, corso Matteotti e Basilica di San Vittore alla ricerca di informazioni più precisi che non trovava. Possibile? «Mi pare strano – ammette Frederick Venturi, presidente Federalberghi Varese (nella foto Archivio) – anche perché ogni struttura ricettiva, specialmente nel capoluogo ma non soltanto, è dotata di materiale informativo adeguato. Senza contare le app e i siti ad hoc dove è facile trovare indicazioni turistiche di ogni tipo». Qualcuno propone di dotare i punti nevralgici del capoluogo di “c a s e tte” prefabbricate, sul modello del “villaggio natalizio” di piazza Monte Grappa, dove distribuire depliant e altro materiale con maggior facilità rispetto agli info-point tradizionali… «Facile a dirsi, meno a farsi. Anche solo un paio di postazioni di questo genere presuppone la presenza di personale formato che, come tale, va pagato. Occorrerebbe trovare, più o meno, venti o trentamila euro l’anno, denaro che per noi non sarebbe semplice mettere sul tavolo». Da qui l’idea di coinvolgere il volontariato, per esempio quello studentesco, sulla falsariga di quanto avviene durante le Giornate Fai di primavera. Giovani disposti a spendere qualche giorno della propria estate, naturalmente previo accordo Comune-scuola, in favore della comunità e di un’idea di accoglienza che merita di sfruttare tutte le occasioni possibili perché Varese torni ad essere città turistica a tutti gli effetti.