Turismo sulla neve, Varese c’è

La neve porta 166 milioni di euro al commercio, di cui 8,2 milioni di ricavi nella vendita di articoli sportivi in esercizi specializzati, mentre 68 milioni di euro vanno al comparto della ricettività e oltre 24 milioni alla ristorazione. Livigno è in pole position con 574 imprese tra negozi, alloggi e ristoranti, mentre nella Bergamasca i primi sono Castione della Presolana. E poi Ponte di Legno per Brescia, Barzio e Bellano per Lecco, Bellagio per Como. Neve, shopping, relax e buona cucina. Ammonta a 260 milioni di euro il giro d’affari generato in un anno dalle imprese della ricettività, commercio e ristorazione attive nei Comuni montani della Lombardia dove sono presenti sedi di scuole di sci. Si tratta complessivamente di una quarantina di comuni in tutta la regione, come dicono i dati della Camera di commercio di Milano, concentrati tra Bergamo, Brescia, Como, Lecco e Sondrio ma, anche, una piccolissima nicchia anche nel Varesotto.

Cunardo e Brinzio per lo sci nordico e Maccagno con Pino e Veddasca per lo sci alpino rappresentano delle piccole realtà ma, nonostante i volumi siano lontanissimi da quelli di Livigno e dintorni, anche in queste località c’è effervescenza, grazie a tre fattori: la neve caduta copiosa nella stagione invernale, le buone attività avviate in collaborazione con le scuole e i servizi offerti.

Per esempio a Cunardo i numeri parlano di 1.200 ragazzi che hanno inforcato almeno una volta gli sci quest’anno: «Praticamente tutti i giorni», spiega Claudio Bossi, «dall’Epifania fino al 26 febbraio abbiamo ospitato e ospiteremo una classe di una trentina di studenti provenienti dal circondario, da Luino e Lavena Ponte Tresa». Qualcuno poi si innamora dello sci e si iscrive ai corsi che, quest’anno hanno visto la partecipazione di cento giovani e di sessanta adulti. «Numeri mai visti da una decina d’anni a questa parte che testimoniano un rinnovato entusiasmo».

Anche al Brinzio, dove la pista è stata aperta venerdì, sabato e domenica per sei settimane fra dicembre e gennaio, i numeri sono buoni: «Ogni fine settimana – dice Pippo Gazzotti, il referente tecnico – sono venute qui, mediamente, quattrocento persone, la metà delle quali ha noleggiato gli sci. Abbiamo 300 paia, per lo stile classico e libero e gli sciatori giungono dalle zone limitrofe, ma anche da Milano e dal Canton Ticino. Ricordo che la nostra attività è tutta sua base volontaria, abbiamo un gatto e due motoslitte per tenere al meglio la pista in questa bellissima località. In più proseguiamo nel coinvolgimento delle scuole, mentre il sogno sarebbe di ampliare l’attività anche nella stagione estiva, con un centro fondo utilizzabile per le quattro stagioni in cui praticare anche nordic walking, mountain bike e tanto altro. Ci auguriamo arrivino le risorse».

In più, come contorno, le piste di Cunardo e Brinzio, anche se non è possibile quantificarne l’impatto, aiutano pure il cosiddetto indotto e quindi ristoranti e bar. Perché lo sci è passione ma, se progetti e attività sono ben strutturate, lo sport può essere sano anche per l’economia.