Turismo in ripresa, ma…

La Prealpina - 31/07/2021

«Quando i nostri clienti stranieri fidelizzati ci chiamano e scoprono che siamo aperti sono ben felici di prenotare
il loro soggiorno, come accadeva prima del Covid». Sta tutta in questi segnali – il telefono che suona, la mail
che chiede informazioni e soprattutto le stanze e il residence occupati – la prima ripresa del turismo varesino.

A raccontarla è Lara Luz, titolare di Camin Hotel a Colmegna. «Noi siamo rimasti chiusi sette mesi – racconta – A maggio e giugno abbiamo arrancato, ma oggi stiamo lavorando bene. Con il Green Pass sono tornati i clienti stranieri, ma non possiamo cantare vittoria. Abbiamo ancora molte incertezze da superare, norme da chiarire e la speranza di non ricadere in un altro lockdown». Ma le domande che al momento restano senza risposta non fermano il lavoro.

Anche all’Hotel Internazionale di Luino il mese di luglio è andato bene e ci sono prenotazioni per agosto e settembre.
«Se andiamo avanti con il green pass possiamo tornare ai livelli di prima – spiega Giorgio Petrucci, titolare dell’hotel
– A luglio il mercato si è risvegliato con Svizzeri e Tedeschi. È chiaro che con il blocco di Malpensa le 76 nazioni
che contavamo nel 2019 non ci sono ma i segnali positivi ci sono». C’è un elemento poi che spicca in questa estate 2021. «Si è abbassata l’età media dei nostri ospiti – sottolinea Petrucci – Siamo intorno ai 40 anni».

Anche a Varese città si registra un risveglio del mercato.
«Noi stiamo lavorando bene con il business – spiega Luciano Gorri, gestore dell’Hotel Vecchia Riva – ma abbiamo
anche un 30% di turisti a tutti gli effetti. Fanno tappa a Varese per uno o due giorni e poi ripartono verso il sud o
il Garda. Certo, se il nostro lungo lago fosse più curato, forse potrebbero fermarsi di più».

Si prova a cambiare pagina, dunque, anche se per le attività dell’area di Malpensa lo scoglio da superare è più grande. «Noi abbiamo fatto contratti con le compagnie aeree e con alcune aziende del cargo e dunque siamo avvantaggiati – racconta Fabio Ruggeri, direttore Hilton Garden Inn di Malpensa – Ma al di là di questo possiamo parlare di una timida ripresa sul fronte business, anche con qualche richiesta di meeting. Il fronte leisure va ancora a ritmi lenti. Abbiamo qualche pernottamento di chi deve partire e abita lontano, ma sono pochi casi. Certo, due mesi fa eravamo a zero: qualcosina si muove. Bisogna anche dire che sono cambiati i tempi di prenotazione. Ormai le richieste arrivano al massimo una settimana prima, mai con largo anticipo». Forse è per questo che in vista del Salone del mobile di settembre «non abbiamo alcuna richiesta al momento – dice Ruggeri – Ma non siamo ancora sotto data. Credo che a settembre ci sarà una scossa del mercato».

I primi segnali di recupero

le campagne promozionali, la spinta sullo sport e il legame con eventi artistici e culturali.
La cura messa in campo dalla Camera di commercio per risollevare il turismo varesino dopo la batosta Covid
comincia a dare i primi risultati. Lo dicono i numeri elaborati dall’ufficio studi e statistica dell’ente di piazza Monte Grappa.
Nel primo semestre di quest’anno, le presenze nelle strutture ricettive della provincia di Varese sono cresciute a quota 405.591, con un incremento del 7,3% rispetto a un anno fa. In particolare, le presenze di giugno risultano quasi il doppio rispetto a quelle del 2020. Sul fronte degli arrivi, invece, si è arrivati a 197.367.
Pur rimanendo naturalmente lontani da quel 2019 che fece segnare numeri da record al termine di una crescita decennale (rispettivamente 2.246.100 presenze e 1.430.313 arrivi per l’intero anno), i dati segnano una positiva inversione di tendenza. Tanto più che le cifre relative al mese di giugno di quest’anno confermano che la ripresa sembra essere avviata gli arrivi hanno fatto segnare un incremento di 20mila turisti.
In provincia mancano ancora il mondo legato alle presenze per motivi di business e fieristici-congressuali, e soprattutto la fascia di pubblico in transito nell’aerea dell’aeroporto di Malpensa. Così, le strutture ricettive dell’area dello scalo, con 131mila presenze complessive nel semestre, rimangono addirittura sotto il 2020. Tornano le presenze,
invece, sul lago Maggiore.

«Tanta incertezza, 2019 lontano»

 «È vero che rispetto all’anno scorso, soprattutto sul lago, si è avuto un incremento di turisti. Ma non siamo affatto fuori dal tunnel. Per rendersene conto basta guardare ai numeri del 2019 e ricordarsi anche che in provincia ci sono ancora decine di hotel che non hanno riaperto. Io , ad esempio, riparto a settembre, se tutto va bene». Frederick Venturi, presidente di Federalberghi Varese, non crede che l’emergenza sia finita. Anzi, «I nodi verranno al pettine a fine anno, quando finiranno tutte le moratorie su mutui e finanziamenti e gli imprenditori si ritroveranno di nuovo senza liquidità perchè gli incassi sono stati scarsi. È una situazione che il governo deve affrontare». Venturi non nasconde le sue preoccupazioni, anche perchè, operando nell’area Malpensa ( Hotel Cavalieri della Corona), ha sotto gli occhi ogni giorno la mancanza di arrivi e partenze dall’aeroporto. «Oggi noi non abbiamo la possibilità di fare una seria programmazione della nostra attività – spiega – e la programmazione nella gestione di un hotel è fondamentale. La prima incertezza è data dalle norme, a partire dal Green Pass e dai controlli sul documento. Poi ci sono le incertezze finanziarie, che non sono per nulla terminate, anzi». Secondo il numero uno degli albergatori varesini i ristori, per il settore, sono serviti a ben poco.

«Bisogna cambiare la prospettiva – sottolinea – bisogna capire che le difficoltà ci saranno per almeno tre anni. Pertanto bisogna pensare a forme di finanziamenti e aiuti adeguati a superare questo ennesimo scoglio. Nel frattempo sono convinto che ripartiremo con slancio, ma non possiamo farcela da soli».