Turismo archeologico

La Prealpina - 06/02/2020

Resti umani di mille anni fa, ma che hanno ancora molto da raccontare a chi esercita il mestiere di storico o, meglio, di archeologo. È il comune denominatore per un futuro «percorso archeologico di valorizzazione, tutela e fruizione» fra Caravate, Cittiglio e Azzio. Lo scopo: «Rilanciare il turismo del territorio partendo dalla riqualificazione di alcuni siti della Valcuvia ad oggi ancora sconosciuti» alla maggior parte degli abitanti, «ma che rivestono uno straordinario potenziale storico e artistico». Perciò Fondazione Comunitaria del Varesotto ha stanziato 128mila euro attraverso il Centro di Ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia dell’Università dell’Insubria. Grande soddisfazione viene espressa da parte dei tre sindaci interessati, Giuseppe Anzani per Cittiglio (area di San Biagio, dove l’ateneo varesino ha avviato negli ultimi anni diverse campagne di scavo), Davide Vincenti per Azzio (chiesa del Convento, dove recenti lavori hanno messo in luce i resti di altre due chiese oltre l’attuale) e Nicola Tardugno per Caravate (chiesa di Sant’Agostino). «Abbiamo subito creduto nel progetto – ricorda quest’ultimo – e il contributo ricevuto servirà a completare gli scavi già in essere che hanno portato alla luce reperti archeologici in forma di resti umani, trovati nelle tombe». Così per tutti e tre i luoghi del “percorso” dove si potranno creare vere e proprie aree museali con delle teche che andranno a conservare nel migliore dei modi i reperti. «Dal momento che possediamo un’area archeologica, pur piccola, è bello che i suoi reperti rimangano dove sono stati ritrovati, per contestualizzarli nel migliore dei modi e conservare una traccia del proprio passato – sottolinea il sindaco di Caravate -. In questa maniera, le nostre scuole avranno un sicuro punto di riferimento dal punto di vista storico, didattico e culturale a pochi passi dalle aule, rimanendo comunque il sito aperto alle visite. Il materiale informativo, inoltre, sarà accessibile in braille ai non vedenti». Insomma un’area museale anche con una forte connotazione sociale. Più in generale, il progetto caravatese «è volto alla riqualificazione ambientale e il sito potrà essere il punto di partenza per una visita a San Clemente, abbinando un percorso che parte come storico-archeologico e finisce nella valorizzazione anche delle bellezze ambientali e paesaggistiche». Nei prossimi mesi saranno organizzate delle serate con cui informare i cittadini di quanto si sta facendo, cioè del progetto per il turismo archeologico.