Truffano ditte e Inps Nei guai 82 società

La Prealpina - 20/03/2018

S’impadronivano di società di capitali e di persone, portandole al fallimento o perché chi le cedeva era connivente, e ne facevano il centro delle loro attività criminali, arrivando a causare danni complessivi per oltre sette milioni e mezzo di euro. E poi, non appena una società veniva scoperta dalla Guardia di Finanza di Varese, ecco che subito dopo un’altra si presentava: come l’idra, il serpente mitologico dalle tante teste che rinascevano una volta tagliate. Da qui il nome all’operazione, durata due anni e mezzo e conclusasi ieri con l’arresto di nove persone, tutte italiane tranne una; dei 9, due sono commercialisti (non varesini).

Accanto alle ordinanze di custodia cautelare in carcere, c’è la denuncia per 123 tra promotori, organizzatori e “teste di legno”, ossia persone che percepivano un’indennità di disoccupazione in seguito alla – fittizia – perdita del lavoro.

Il sodalizio criminale, con ramificazioni in tutt’Italia, aveva preso il via proprio da Varese, dove c’era la mente criminale che ha ordito la complessa truffa. I finanzieri sono partiti da un sequestro di pellet apparso sospetto, come hanno spiegato il comandate provinciale, colonnello Francesco Vitale, e il tenente colonnello Emiliano Jacoboni, comandante del Gruppo GdF di Varese, coordinati dal sostituto procuratore Annalisa Palomba. Sviluppando gli accertamenti erano risultate coinvolte ben 82 società, portando infine al sequestro di beni per oltre un milione di euro (in parte, tra pc, mobili, porte blindate, stufe, rame, alcolici, restituiti agli aventi diritto).

«E’ un’organizzazione che abusava delle norme poste a tutela delle persone che hanno perso il lavoro, causando anche danni all’Inps (per oltre 913mila euro, ndr)», ha sintetizzato il procuratore capo della Repubblica, Daniela Borgonovo. Un danno che, complessivamente, tra reati bancarotta e truffa, sfiora i 7 milioni e mezzo di euro.

Ma come operava il gruppo criminale? Di fatto controllava le 82 società intestate a prestanome, il 22 per cento delle quali basate nel Varesotto e per il resto in tutt’Italia, con il 42 per cento a Milano, il 17 a Reggio Calabria e in parti minori in altre regioni. Dietro queste società c’erano i due commercialisti che si prestavano alle truffe: professionisti che figurano tra i nove arrestati di ieri. In pratica il sodalizio simulava delle assunzioni fittizie: i 92 “dipendenti” , una volta licenziati, richiedevano l’indennità di disoccupazione, che per il 30 per cento finiva nelle loro tasche e per il resto della somma in quelle del gruppo, una somma totale che sfiora il milione di euro. Nota a margine, la scelta delle “teste di legno” che, come è stato spiegato ieri in conferenza stampa, erano accuratamente scelte tra persone ai margini della società, tossicodipendenti, malati terminali.

«Determinante per l’indagine lo scambio di dati tra la Procura e l’Inps», ha tenuto a precisare il giudice Palomba. Ammontano a tre milioni di euro le truffe – centinaia – ai danni di imprenditori italiani ed esteri (ci sono ramificazioni dell’indagine in Bulgaria): le 82 società acquistavano merce in tutti i settori, dall’edilizia al bioriscaldamento, dalla somministrazione di alimenti e bevande, pagando attraverso bonifici bancari garantiti da false fidejussioni. Una volta ottenute le merci ordinate per un totale di 3 milioni di euro, queste venivano rivendute in altre regioni d’Italia ed esportate, come nel caso di Mercedes e Bmw, anche in Europa dell’est. Tutto era studiato nei dettagli, con l’aiuto dei professionisti disonesti, incluso il fallimento delle società controllate che, distraendo il patrimonio aziendale, venivano portate in bancarotta.