«Troppe irregolarità dentro le aziende»

La Prealpina - 03/10/2017

Si prevedevano 2.500 iscrizioni invece, a oggi, gli aderenti sono cinquemila, di cui il 20% sono imprese italiane. Lavorare in Canton Ticino fa gola, ma non è una novità: quasi sempre i clienti rispettano i tempi e pagano bene. Ma ora i falegnami, gli idraulici, i muratori che lì vogliono svolgere la loro attività, devono essere iscritti all’albo Lia, l’adempimento introdotto nel 2016 nel Cantone di lingua italiana. E come si fa per iscriversi? Anche se ci si trova in Canton Ticino e la burocrazia non è il mostro che spesso si deve affrontare in Italia, non tutto è semplice.

E così, ieri, per illustrare le modalità e rispondere ai dubbi delle aziende, Confartigianato Varese ha organizzato a Ville Ponti di Varese l’incontro “Lavorare in Svizzera e in Canton Ticino: norme, regole e tutele per le imprese”. Fra i relatori, l’intervento più atteso era quello di Cristina Bordoli Poggi, direttrice della commissione di vigilanza della Lia. Davanti a una platea di un’ottantina di imprenditori, la dirigente ticinese ha smentito più volte che il provvedimento sia “anti-padroncini”. Esso invece «vuole soltanto promuovere qualità e sicurezza, favorire gli interessi dei committenti e prevenire gli abusi». D’altronde come darle torto se, in questi mesi, fra i controlli effettuati dall’organismo che dirige, «se ne sono viste di tutti i colori. Come operai, evidentemente in nero, che fuggivano quando scattava un controllo. Oppure lavoratori che, maneggiando amianto senza mascherina, si giustificavano dicendo che faceva caldo».

Risultato: su 300 interventi di controllo, in 290 casi sono state rilevate infrazioni: «Anche perché – ha aggiunto – andiamo un po’ a botta sicura: le segnalazioni arrivano infatti al 75% da imprenditori in regola che indicano le situazioni non legali. Il consiglio è quindi di essere in regola, altrimenti le sanzioni sono salate».

E così, durante l’incontro, si sono ricordati tutti gli adempimenti da seguire, a partire dai documenti da presentare: «Talvolta – ha detto ancora Bordoli Poggi – ci giungono certificati non necessari, oppure mancano quelli obbligatori. Noi a quel punto chiamiamo l’impresa ma se, per tre volte, non si invia quanto richiesto, la domanda viene respinta. Chiedo insomma di leggere le linee guida, chiamarci, scriverci se ci sono dubbi. Entro 24 ore riusciamo a rispondere a tutti. Il sito di riferimento è www.albo-lia.ch/».

Grazie a un accordo proprio con Confartigianato Varese, è stata snellita anche la procedura riguardante il rappresentante legale con esperienza nel campo in cui si andrà operare, le cui veci possono essere prese anche da un responsabile tecnico: «Il riconoscimento dei titoli fra Italia e Svizzera – ha detto il commercialista Maurizio Loria – è una discriminante che mette spesso in crisi la regolarizzazione. Inoltre, se in un determinato settore si hanno anni di esperienza lavorativa alle spalle, come si può comprovare formalmente? Serve, per esempio, una relazione ben scritta».

Aperto un centinaio di dossier

Per poter operare in Canton Ticino senza problemi, Confartigianato Varese ha allestito un servizio dedicato in cui si sono preparati, finora, un centinaio di dossier: «L’artigianato è un modo complesso – ha detto Matteo Campari del servizio internazionalizzazione dell’associazione di categoria – e, per esempio, non tutti devono per forza iscriversi all’albo Lia. In tal senso abbiamo ricevuto una valanga di richieste, da tutta Italia, anche su altro. Per esempio, se non si è iscritti, è meglio non prendere lavori o impegni. Oppure purtroppo accade anche che, sfruttando magari la difficoltà di qualche impresa, venga chiesto di operare in modo non conforme alle regole. Ovviamente ciò è vivamente sconsigliato. Infine, sull’adempimento di provare la propria esperienza professionale per poter operare in Canton Ticino, non basta il pacchettone di fatture a dimostrarlo, bisogna preparare un dossier ben fatto».

Dall’incontro di Ville Ponti sono arrivate anche sicurezze sul sistema svizzero, per esempio sulle garanzie di pagamento e del sistema di giustizia: «Mentre in Italia – ha sottolineato l’avvocato ticinese Ivan Marci – i tre gradi di giudizio si esauriscono anche in dieci anni, in Svizzera ne bastano 5-6. Inoltre le procedure di incasso, in caso di inadempienza, sono abbastanza efficaci e tutelano gli imprenditori».

N. Ant.