Troppe incertezze, artigiani in affanno

La Prealpina - 04/01/2019

L’approvazione definitiva della Manovra «salva il Paese dall’esercizio provvisorio ma costringe le imprese a iniziare l’anno nuovo nell’affanno tipico dell’incertezza». È preoccupato il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli. La mancanza di chiarezza potrebbe «costringere gli imprenditori a rientrare dalla ferie natalizie con il freno a man tirato». I motivi per la preoccupazione sono tanti e tutti molto concreti, come è tipico di chi ogni giorno si impegna per far crescere la propria attività imprenditoriale.

«Come può un imprenditore pianificare la propria attività se non ha la possibilità, ad oggi, di sapere quanti e quali dipendenti potrebbe di perdere in corso d’anno, una volta entrata in vigore la nuova legge sulle pensioni? – spiega il numero uno degli artigiani varesini – E, ancora, come si possono organizzare gli organici e le assunzioni senza tenere in considerazione gli eventuali benefici in tal senso connessi al reddito di cittadinanza?». Due casi su tutti, che non esauriscono la quota di incertezza in capo al mondo della piccola e media impresa: «Dal decreto semplificazioni al decreto fiscale al decreto dignità, diventa difficile riassumere il progetto legislativo nel suo complesso e attuarne sic et simpliciter i principi».

Il 2019. insomma, parte tutto in salita. «In molti casi i chiarimenti arriveranno solo con i decreti attuativi e in tempi incerti» ricorda Galli. A questo s’aggiunga lo spacchettamento di alcune norme strategiche (quota 100 e reddito di cittadinanza su tutte) che, di qui alla primavera prossima, «potrebbero rimescolare di nuovo le carte in tavola». E, come se il quadro non fosse già abbastanza complicato, sullo sfondo ci saranno le elezioni europee, sempre in primavera, «che potrebbero addirittura cambiare gli equilibri di governo e, di conseguenza, le linee di indirizzo sin qui tracciate» sottolinea il presidente varesino. Ma potrebbe andare anche peggio. «Potrebbero far partorire provvedimenti più di pancia elettorale che dio testa di qui alla data del voto», ipotizza Davide Galli. «Alcune analisi dei giorni scorsi – continua – prevedono un aumento del livello di tassazione per cittadini e imprese ma, personalmente, ciò che mi preme di più in questa fase è comprendere il progetto di sviluppo che si ha in mente per il Paese: rimangono, infatti, ancora troppi dubbi sul futuro delle grandi infrastrutture di collegamento e la stessa flat tax, così come è stata pensata, non assorbe a pieno le aspettative del mondo delle imprese».

Qualche appiglio positivo, comunque, c’è. «In un clima «che richiede all’impresa l’ennesima dose di coraggio, è tuttavia doveroso ricordare che i passi in avanti non sono mancati, a partire dall’abolizione del Sistri disposta nel decreto Semplificazioni, passando per la mini-Ires, fino all’iper-ammortamento e alla formazione 4.0 a scaglioni, con incentivi più alti per la piccola e media impresa». A questi provvedimenti Galli aggiunge «la revisione delle tariffe Inail, l’affidamento da parte della Pa di appalti senza gara per opere da 40 a 150mila euro, la deducibilità dell’Imu per gli immobili strumentali ai fini Ires e Irpef (dal 20 al 40%) e, comunque, il primo vagito di flat tax per redditi fino a 65mila euro». Mentre «più di una preoccupazione sorge nel notare l’assenza, dai radar della politica, di riferimenti al potenziamento del welfare aziendale»