«Troppa burocrazia Andrò in Svizzera»

L’accusa dell’imprenditore: «Sono stufo dell’Italia. Porterò l’azienda e i posti di lavoro in Svizzera. Lì mi fanno i ponti d’oro». La replica del sindaco: «Siamo disponibili a qualsiasi forma di dialogo. Per noi è importante che le aziende italiane restino sul territorio». Come andrà a finire? Si vedrà. Di certo è una storia tipicamente italiana quella accaduta in questi mesi a Cugliate Fabiasco.

Tutto ha inizio a fine 2018 quando la Cumdi, azienda metalmeccanica di precisione di Germignaga, con quarant’anni di attività, vuole espandersi. Trova un terreno a Cugliate Fabiasco, in via Raglio: un prato edificabile per crearci un’attività industriale. «Compriamo l’area – racconta l’imprenditore, Giuseppe Niesi – e avviamo le pratiche necessarie. Tutto sembrava andare liscio, coi nostri capannoni da 11.000 metri quadri pronti a essere costruiti, dove avremmo dato lavoro a circa 15-20 persone. Si era anche discussa l’ipotesi della costruzione, a nostre spese, dalla sede della Protezione civile comunale». Poi arriva la doccia fredda: «Ai primi di marzo – aggiunge Fausto Pizzoni, il direttore dell’impresa – abbiamo presentato il progetto di lottizzazione, ma ci viene risposto che la convenzione fra il Comune e il costruttore era già scaduta poco prima, il 2 febbraio 2019».

A quel punto è iniziato un “balletto” fra le due parti con le interpretazioni diverse sulla data di scadenza del documento ma, finora, il Comune è stato inamovibile: il diniego è definitivo. «Mi chiedo – aggiunge Niesi -. Ma nei mesi di interlocuzione col municipio e con una serie di incontri, non potevano dircelo? Siamo un’azienda sana, che portava lavoro, con una produzione ambientalmente sostenibile e ci trattano così? Stiamo valutando la stesura di un ricorso giuridico, ma c’è anche l’idea di trasferirsi in Svizzera, dove ci stanno corteggiando». Sarebbe uno smacco clamoroso per tutta l’area dell’Alto Varesotto dove, in questi anni, le aziende chiuse hanno ampiamente superato quelle aperte.

Come risponde l’Amministrazione comunale? Il sindaco Angelo Filippini si dice disponibile a riaprire il dialogo: «Siamo favorevoli allo sviluppo economico-produttivo di quell’area, rispettando chiaramente le regole e i tempi. Purtroppo i proprietari sono arrivati “lunghi” nella tempistica di presentazione delle carte necessarie. Comunque da parte nostra non c’è nessun ostacolo: l’area rimane dedicata a un insediamento industriale quindi, se si segue l’iter, noi saremo ben lieti di avallare un progetto che segua i canoni richiesti dalla legge. Anche perché la Cumdi e la sua proprietà sono persone serie che portano qui lavoro». E sulla convenzione scaduta? «Non sono entrato personalmente nei rapporti di interlocuzione fra le parti, ma l’Amministrazione non deve chiaramente agevolare o limitare nessuno. Non sono un tecnico, ma se il mio responsabile mi dice che i tempi sono scaduti, io mi fido di lui».