Tribunale Europeo dei Brevetti – «Milano deve vincere»

La Prealpina - 08/04/2021

‘incubo. Amsterdam potrebbe fare a Milano un altro scherzetto: non paga di avere sgraffignato al capoluogo lombardo la sede dell’European Medicines Agency, potrebbe mettere le mani anche sulla sezione del Tribunale Europeo dei Brevetti (Unified Patent Court) lasciata vacante dal Regno Unito dopo l’uscita dall’Ue. Sezione che giudica proprio su brevetti chimici e farmaceutici. L’Olanda, insomma, potrebbe completare la “specializzazione” e l’Italia rimanere ancora a mani vuote. Complottismo? Manie di persecuzione? In Europa, se qualcosa può accadere, accade. Lo schiaffo dell’Ema ricevuto nel 2017 brucia ancora. Ma stavolta, secondo Francesca Brianza, vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, potrebbe essere quella buona. Anzi, deve. «La candidatura di Milano a sede del Tribunale Europeo dei Brevetti è forte, è seria, e bisogna procedere senza indugio a sostenerla», sollecita l’esponente leghista varesina, che il 30 marzo scorso ha chiesto, con l’approvazione di una Risoluzione, che anche i consiglieri di Palazzo Pirelli facciano la loro parte.

Vicepresidente Brianza, in Aula lei ha detto che questo è il momento giusto: si riferiva al fatto che a Palazzo Chigi c’è un premier come Mario Draghi?

«C’è più di un elemento che potrebbe consentire all’Italia di giocare bene questa partita. Da un lato, il Governo Draghi e la credibilità che ha rispetto alle istituzioni europee, ma dall’altro c’è tutta una serie di primati che la Lombardia può vantare. Per esempio, è la prima regione italiana per domande di brevetto depositate: 20mila all’anno. Aggiungo che nel Foro di Milano viene trattato il maggior numero di cause italiane in materia di brevetti e che il 52% dei farmaci venduti in Europa proviene dall’Italia, in primis la Lombardia. Quindi, Milano è la scelta più giusta e più logica».

È chiaro che sul risultato sarà il Sistema Paese a fare la differenza, ma in questo l’Italia non ha quasi mai brillato…

«Intanto è fondamentale il gioco di squadra e che il sostegno alla candidatura arrivi da più parti e da tutte le istituzioni, com’è avvenuto nella partita vinta di Milano-Cortina per le Olimpiadi invernali 2026. Oggi dobbiamo ragionare con il Governo per riaprire questo dossier: a livello comunitario la questione dell’Upc è in divenire e credo sia necessario accelerare le procedure per l’assegnazione. Fra Governo, con il ministro Giorgetti, e Regione, con l’assessore Guidesi, la squadra è già agguerrita».

Quattro anni fa, Governo Gentiloni, pareva scontato che la sede dell’Ema sarebbe stata assegnata a Milano. Poi, il pari merito con l’Olanda, il sorteggio…

«Sull’Ema si era fatto un lavoro eccezionale, il dossier era veramente pesante, dava atto di tutti gli elementi di forza di Milano, dell’Italia. Interpreto quella sconfitta come una battuta d’arresto per essere ora più determinati e coesi: l’occasione è irripetibile. Credo che la mancata assegnazione dell’Agenzia europea del farmaco ci sia servita di lezione per non ripetere certi errori».

A quali errori si riferisce?

 

«Il dossier italiano era completo, ben fatto. Ma mancava autorevolezza, credibilità e peso nello scacchiere europeo. Molti Stati hanno sostenuto la candidatura di Amsterdam senza che ci fosse nemmeno una sede esistente. E, poi, la procedura di valutazione doveva essere più attenta».

In questo caso la sede è stata già individuata: in centro, via San Barnaba.

«È l’edificio sul lato posteriore del Palazzo di Giustizia, una zona ideale».

Chi sono i nostri nemici europei?

 

«Ora ci sono le sedi provvisorie del Tribunale, una a Parigi e una a Monaco, ognuno si giocherà la sua partita. Di sicuro la sede di Londra deve essere riassegnata».

In Italia hanno sede due Agenzie europee di importanza relativa, sicurezza alimentare a Parma e formazione a Torino: come spiega questa nostra posizione sempre un po’ marginale nell’Ue?

«Perché nella maggior parte dei casi l’Italia non è stata considerata come un interlocutore attivo, così le politiche europee le ha subite. Lasciando che altri Stati la facessero da padrone, come Francia e Germania. Iniziamo a ragionare sul fatto che in Europa non ci sono Paesi di serie A e serie B».

 

 

 

 

In Italia però la percezione dei diritti della proprietà intellettuale è spesso quella di un costo, non di un investimento: perché non riusciamo a essere orgogliosi della nostra creatività?

«È assolutamente vero. C’è una mentalità da cambiare completamente. I diritti della proprietà intellettuale e la loro protezione non vanno intesi come un peso, un costo in più, ma come un elemento di grande forza per rilanciare il nostro sistema economico, peraltro in un momento così difficile».

In Lombardia qual è il peso dei giovani nelle domande di brevetto?

«Di sicuro la Lombardia eccelle nel numero di start up, che tendenzialmente sono legate a un fermento giovanile».
La decisione potrebbe arrivare fra un anno se va tutto bene o nel 2023: ora l’Europa deve pensare al Covid…

«Giusto avere tutte le energie concentrate sulla lotta al Covid, ma io penso che una parte del nostro cervello debba essere impegnata anche in prospettiva. E il Tribunale Europeo dei Brevetti è uno strumento di grande prospettiva».

La Varese creativa è al 5° posto

L’annuncio è del 3 settembre 2020: «La Presidenza del Consiglio ha individuato Milano come città candidata ad ospitare il Tribunale Unificato dei Brevetti e Torino come sede principale per l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale».

Da quella nota di Palazzo Chigi sembra passato un secolo: è caduto il Governo Conte 2 ed è scoppiata
la terza ondata della pandemia. La candidatura di Milano resta forte ed è la più logica: oltre un brevetto su tre viene
depositato qui.

Su un totale nazionale di 56.420 domande di brevetto depositate nel 2019, è proprio Milano con 19.945 domande e un peso pari al 35,3% ad attestarsi come prima provincia italiana per brevetti depositati.
Seguono Roma (14.371 domande) e Torino (10.283). In quanto a Varese, all’inizio del 2000 il numero di brevetti era
di poco inferiore al capoluogo lombardo ma negli ultimi anni è avvenuto un forte rallentamento: con 68 depositi di brevetti nel 2018, pur migliorando del 19% rispetto all’anno prima, Varese occupava il 28° posto in Italia, il 5° in
Lombardia.