Treno batte aereo Ora liberalizziamo le rotte di Malpensa

La Prealpina - 05/09/2017

La fine di un’era, ma all’atto pratico una perdita dal valore più simbolico che reale, o l’ennesimo smacco per Malpensa? È diametralmente opposto il pensiero dei parlamentari varesini che a Roma maggiormente si occupano di questioni aeroportuali, ovvero Angelo Senaldi (Pd) e Stefano Candiani (Lega Nord), in merito alla chiusura a partire dal prossimo 28 ottobre del volo Malpensa-Fiumicino operato da easyJet. Dopo la clamorosa ritirata di Alitalia, risalente allo scorso gennaio, Malpensa torna dunque o non avere più un collegamento diretto con la capitale. «Siamo da capo», commenta il deputato dem. Ma esattamente come nove mesi fa, non ne fa un dramma: «Se easyJet ha tolto il volo significa che con la concorrenza dell’alta velocità non è più una tratta competitiva. Oltretutto, partendo dal T2, non era nemmeno funzionale per chi doveva raggiungere Malpensa e poi imbarcarsi sui voli intercontinentali». A differenza di quel che poteva essere il trigiornaliero di Alitalia, i sei voli alla settimana di easyJet secondo Senaldi non rappresentano un servizio in funzione dell’aeroporto, ma un semplice collegamento point to point. Per questo motivo, dice, «al dì là del significato simbolico, non vedo grandi contraccolpi o ricadute all’orizzonte, non credo che dal 29 ottobre Malpensa perderà passeggeri intercontinentali. Molto più di un volo al giorno verso Roma reputo importante per il nostro aeroporto migliorare i collegamenti con la stazione Centrale di Milano, introducendo dei collegamenti diretti in grado di abbassare a mezz’ora il tempo di percorrenza. Manteniamo l’attuale servizio del Malpensa Express, utile anche per i nostri pendolari, ma creiamo corse dedicate per collegare in modo rapido Malpensa al centro di Milano e in particolare alla stazione in cui arrivano treni da tutta Italia».

Secondo Candiani, però, non può e non deve passare sottotraccia l’eliminazione del collegamento diretto Malpensa-Fiumicino. «E così anche l’ultimo aereo se n’è andato: mi dicono che sono una Cassandra, ma anche stavolta lo avevo ampiamente previsto». Per il senatore leghista, le colpe sono innanzitutto politiche: «Da cinque anni ormai abbiamo i vari Senaldi, Gadda e Marantelli in maggioranza in Parlamento a difendere il nostro territorio. Non possono più dire che è colpa di chi li ha preceduti. E considerato che a Milano non frega nulla di Malpensa, così come a Roma, Bergamo o Pavia, vorrei sapere cos’hanno fatto loro per Malpensa. Quando prendevo l’Alitalia per andare a Roma, l’aereo era sempre pieno. Ciò significa che non è un problema di mercato, ma una questione di strategie». E secondo lui, quelle in atto, vanno tutte contro Malpensa: «Il governo continua a buttare milioni di euro per salvare una compagnia che di bandiera non è più e nel frattempo in brughiera è tornata Air France-Klm che porta i viaggiatori nei suoi hub di Parigi e Amsterdam. Oltretutto non capiscono che più tengono in vita Linate, un aeroporto senza futuro, più Malpensa perde opportunità». Il decreto Lupi, varato nell’ottobre del 2013, è l’ultima dimostrazione di come l’intesa governo-Alitalia sia controproducente per Malpensa. «Se il mercato dev’essere regolato in questo modo – conclude Candiani – che lascino perdere. Si liberalizzano gli slot e vedrete quante nuove rotte aprono a Malpensa».

«Collegamento poco vantaggioso»

 

Non si stupisce, Riccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese, della scelta di easyJet di chiudere il collegamento diretto tra Malpensa e Roma.

«E’ una decisione che è da prendere come una semplice constatazione : la non sostenibilità economica del collegamento – spiega il numero uno degli industriali varesini – Di fronte alla concorrenza di un’alta velocità sempre più conveniente, economicamente e per tempi di spostamento, la scelta dell’operatore aereo sorprende fino a un certo punto».

Ma ciò che veramente sta a cuore agli imprenditori è lo sviluppo dello scalo della brughiera, che, ribadisce ancora una volta il presidente, non si può misurare soltanto sui voli nazionali. «La strategicità e le peculiarità di un’infrastruttura come Malpensa, del resto, non si misurano certo sui voli nazionali.

Come imprenditori – ribadisce Comerio – lo ripeteremo fino alla noia: Malpensa non è il patrimonio del solo Varesotto, le sue fortune non possono essere misurate sulla capacità di collegare il nostro territorio al resto d’Italia. Malpensa è ben altro e molto di più. Malpensa è la porta di tutto il Nord Italia sul mondo. Il recupero della vocazione intercontinentale deve essere il vero obiettivo per il pieno rilancio dello scalo».

Va detto che in questi ultimi mesi lo scalo ha dimostrato nuova dinamicità. «I numeri in crescita – spiega Comerio – frutto della sapiente gestione di questi anni da parte dei vertici Sea, sono la dimostrazione che la riconquista passo dopo passo del ruolo per cui Malpensa è stata creata è in atto. Senza considerare che un pieno ritorno alla vocazione intercontinentale porterà con sé anche ad un aumento dei collegamenti interni nazionali ed europei di fideraggio, a servizio per il collegamento alle tratte più lunghe».

Una cosa è certa, comunque, la crescita dello scalo, secondo gli imprenditori, deve avvenire alle condizioni di mercato. «A dettare i tempi della crescita di Malpensa – conclude il presidente Univa – deve essere comunque solo e solamente il mercato. Le fortune dell’aeroporto dipenderanno esclusivamente da questo e dalla completa liberalizzazione dei voli».