Treni assordanti. «Servono barriere antirumore»

La Prealpina - 05/04/2018

Rumori di cantiere a parte (destinati a diminuire a fine lavori) va detto che per i treni merci svizzeri (Foto Blitz) la situazione viene affrontata già da anni in modo soddisfacente, non così sul fronte italiano. Qualche miglioramento è atteso con la sistemazione della strada ferrata e sembra che da misurazioni acustiche fatte nei giorni scorsi, ad esempio in via Cologna a Mombello e in altre zone sensibili, i risultati abbiano dato riscontri tutto sommato sostenibili. In territorio svizzero ci si è mossi per tempo, dotando di barriere fonoassorbenti tutti gli attraversamenti dei centri abitati e questo all’insegna di una migliore vivibilità; sul fronte italiano la situazione è ancora piuttosto precaria nel Verbano. C’era stato nel 2008 un contatto fra Rfi (Rete ferroviaria italiana) e l’allora sindaco di Castelveccana, Luciano Pezza, oggi vice presidente della Comunità Montana Valli del Verbano, per porre in essere delle barriere fonoassorbenti nel centro abitato, ma poi non se ne fece nulla. Ed a questo proposito, Pezza intende riunire i sindaci, da Tronzano a Laveno, per far fronte comune su questa importante opera, magari sfruttando giustamente i fondi messi a disposizione per le opere compensative a favore di un territorio stanco di subire (vedi i tagli ai treni passeggeri come per la Laveno-Novara, mentre si dovrebbe potenziare il trasporto passeggeri). Oltre alla fascia abitata dell’Alto Verbano e del Medio Verbano, che dire poi di Sangiano dove i treni passano in mezzo alle case? Sempre in Svizzera si lavora per i carri merci del futuro che sono meno rumorosi, più leggeri e più veloci di quelli attuali. Il nuovo materiale rotabile è già in circolazione per testare la bontà delle innovazioni e viene marchiato con “5L” che segnala le principali caratteristiche, ossia silenziosità, leggerezza, solidità di marcia, ottimizzazione per la logistica e orientamento ai costi del ciclo di vita. Carri porta-container dotati di numerosi componenti innovativi, come ad esempio assi ad orientamento radiale sui carrelli, freni a disco, accoppiamenti automatici, sistemi telematici, silenziatori e sensori. L’obiettivo è appunto quello di avere meno rumore, una minore usura e un basso consumo di energia. I primi test terminati a fine 2017 hanno dato esiti soddisfacenti. Viene assicurato che la messa in servizio potrebbe avvenire già nel 2019. Il “carro merci del futuro” comporterà una riduzione del rumore (compresa fra i cinque e i 10 decibel) e non sarà quindi più fastidioso di un normale treno passeggeri. Ma a preoccupare maggiormente è ora il materiale rotabile italiano e non è solo una questione di rumorosità, ma anche di sicurezza, visto che sulla rete ferroviaria transitano anche materiali tossici, infiammabili, come confermato sui vagoni dalle targhe arancioni del codice Kemler-ONU, un codice internazionale che segnala, sia su strada, che su rotaia, il viaggio di merci pericolose.