Trattativa d’estate sulla crisi Mascioni

La Prealpina - 22/07/2016

Il calendario segna la fine di luglio, ma le questioni più spinose sul fronte occupazionale non vanno in vacanza. Nuovo faccia a faccia sul caso Mascioni, l’azienda tessile di Cuvio al centro di una lunga e difficile trattativa per salvare i 117 esuberi, su 280 dipendenti totali, annunciati dai nuovi proprietari, il fondo spagnolo Phi. Ieri mattina le parti sono tornate al tavolo nella sede dell’Unione industriali di Varese: oltre ai sindacati con la Rsu interne erano presenti il presidente del fondo con i suoi legali e l’associazione di categoria. Sono giorni cruciali, anche se non ci sono novità rilevanti rispetto alla vigilia, come spiegano Ernesto Raffaele (Filctem Cgil), Pietro Apadula (Femca Cisl) e Antonio Parisi (Uiltec Uil): «Abbiamo fatto il punto della situazione – dicono all’uscita -. E ci siamo lasciati prevedendo un nuovo incontro martedì prossimo nel pomeriggio. Abbiamo studiato alcune proposte che l’azienda ora si riserva di valutare. Restiamo in attesa».

In tutto il territorio era salita l’ansia per il numero di figure in eccesso previste dalla nuova proprietà iberica: Cgil, Cisl e Uil stanno formulando idee precise per ridurre questo muro, ma per ora la controparte non ha dato risposte ufficiali, pur avendo promesso di valutare con grande attenzione le carte in tavola. Sarà centrale il summit di settimana prossima, che sarà seguito subito dopo dalle assemblee in fabbrica per spiegare ai lavoratori i dettagli degli eventuali accordi. Dal 7 luglio gli spagnoli hanno ufficialmente aperto la procedura di mobilità per 117 persone e nel frattempo è attiva la cassa integrazione straordinaria.

«Noi avevamo chiesto all’azienda la disponibilità ad aprire un contratto di solidarietà per un anno per gestire meglio gli esuberi – prosegue la triade confederale -, ma ci ha sempre risposto di no perché sarebbe troppo caro e poi non arriverebbe a smussare quella cifra. Già nel precedente utilizzo dell’ammortizzatore sociale si era scesi “solo” di 28 unità, da 145 a 117 esuberi. Un numero insufficiente per la proprietà. Ora però aspettiamo il prossimo incontro: le nostre proposte, avanzate unitamente alle Rsu, saranno valutate con attenzione».

Otto mesi fa il fondo spagnolo aveva sancito l’acquisizione della Mascioni dalla Zucchi, con l’accordo che i compratori si sarebbero fatti anche carico dei debiti e del rilancio industriale, ma appunto con la previsione di una sforbiciata pesante. Ma la previsione di dimezzare la forza lavoro ovviamente è stata vista come un colpo troppo duro a questa realtà storica della Valcuvia e della provincia intera. La battaglia per salvare i posti continua anche nel cuore dell’estate.