Traffico a meno 59 per centoTangenziale di Varese soffre

La Prealpina - 06/10/2016

Il presidente di Autostrada Pedemontana, Antonio Di Pietro, conferma numeri alla mano il problema della tangenziale di Varese: i dati del traffico fanno segnale un meno 78 per cento rispetto al Piano economico finanziario del 2014. L’ultima settimana dà lievi cenni di ripresa passando da un -78 a un – 75 per cento. Mentre la tratta da Cassano Magnago a Lomazzo è il collegamento che funziona meglio: solo un -34 per cento rispetto alle previsioni. In generale Pedemontana ha fatto registrare meno 59 per cento. Da Lozza, il sindaco Giuseppe Licata: «Una conferma che la tangenziale debba essere gratuita e che il pedaggio vada rivisto».

L’ex ministro ieri ha incontrato la prima commissione bilancio di Regione Lombardia, guidata da Alessandro Colucci per l’aggiornamento sul rapporto di appalto tra Autostrada Pedemontana Lombarda Spa e Strabag. L’ex ministro ha presentato i dati di traffico e quelli relativi agli incassi del pedaggio. Da gennaio a settembre 2016 il traffico di auto è calato del 59 per cento rispetto a quanto previsto dal piano economico finanziario 2014. Secondo Di Pietro, le auto «stanno aumentando» e aumenteranno «man mano che si apriranno tratti di autostrada». Quelle che soffrono di più sono le due tangenziali: meno 78 per cento quella di Varese e meno 72 quella di Como. Da novembre 2015 ad agosto 2016 il ricavo netto è di circa 17 milioni di euro. Di questi, 3,9 milioni non sono stati ancora pagati dagli automobilisti.

Circa 2,4 milioni potranno essere recuperati con un sollecito. Finora sono stati formalizzati solleciti di pagamento per 659mila euro (recuperati 199mila). «Ci sono meno evasori rispetto all’inizio», ha detto Di Pietro, spiegando che sui pedaggi bisogna informare e facilitare i cittadini e che una delle ipotesi potrebbe essere coinvolgere le tabaccherie. Licata commenta: «Vanno rivisti subito i dati del pedaggiamento e si deve valutare il completamento della tangenziale, poco utilizzata anche perché incompleta. Conto di incontrare al più presto Di Pietro. Lo scarso utilizzo della tangenziale va a danno del traffico locale, dell’ambiente e della sicurezza stradale. La tangenziale deve essere gratuita».

Dario Balotta, responsabile del settore trasporti per Legambiente Lombardia, incalza: «Sono cifre da autostrada senza futuro. I ricavi annuali ammonterebbero a circa 30 milioni, con i quali non si pagano neppure i costi di gestione dell’infrastruttura oltre che i mutui contratti. E’ un quarto di quanto previsto nel Pef (piano economico finanziario) del 2014. L’insostenibilità economica cresce, se si pensa che i 30 milioni incassati con pedaggi, doppi rispetto a quelli della vicina Autolaghi (A8), sono al lordo del 4 per cento da devolvere al Cal (concessionario Autostrade Lombarde) e del 12 per cento dell’Iva. Sono numeri da default e non si può continuare a chiedere soldi allo Stato quando la condizione di base per fare l’Autostrada era quella di autofinanziarsi da sola e di ripagarsi con i ricavi dei pedaggi.

«Pedemontana va ridimensionataI pedaggi devono essere ridotti»

regaliaL’ex dg: Di Pietro è l’unico che può agire senza essere lapidato

valle olona Torna a parlare l’ex direttore generale di Autostrada Pedemontana Lombarda, l’architetto bustocco Umberto Regalia, attivo dal 2007 al 2012. Ben conosce l’opera e il territorio per aver incontrato sindaci e cittadini, mettendoci la faccia in moltissimi confronti poubblici. Alla fine del 2012 fu improvvisamente sospeso e poco dopo licenziato. Il presidente di Autostrada Pedemontana Lombarda, Salvatore Lombardo, quando Prealpina chiese che fine avesse fatto Regalia rispose: «Perché? quali interessi ci sono?».

Regalia era stato allontanato nel silenzio più totale per essersi opposto a chi in quel periodo governava Pedemontana. Nell’estate 2015, il presidente della Provincia di Monza, Gigi Ponti lo chiamò (a titolo gratuito) per studiare un piano di ridimensionamento dell’opera da proporre a Regione Lombardia. Ora, è consulente e, fra i tanti lavori, si occupa (sempre gratis) del progetto Varese Como Lecco e lo scorso anno ha portato sul territorio i potenziali investitori cinesi; dallo scorso maggio è presidente (senza compenso) dell’azienda di Trasporto pubblico locale del bacino di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia.

Regalia, i cantieri di Pedemontana sono fermi da un anno, mancano i soldi per andare avanti, crescono le riserve richieste dal costruttore. Ha senso ridimensionare Pedemontana e perché?

«Prima bisogna chiedersi se abbia senso proseguire Pedemontana. Senza dubbio sì, perché i monconi realizzati con un miliardo di soldi pubblici non servono a nulla e l’assenza di traffico lo dimostra. E se si vuole proseguire l’unica scelta è ridimensionarla, perché il progetto del 2009 non ha più senso nella realtà di oggi, col traffico ridotto di più della metà. Anche BreBeMi e Tem lo dimostrano ed è assurdo non imparare la lezione qui che ancora si può. Quel progetto non sta in piedi economicamente e far finta di non capirlo fa solo del male all’opera. Il mio non è un ripensamento a posteriori, già la stavo riducendo quand’ero in Pedemontana: prima lo svincolo di Meda per evitare la diossina, poi chiedendo ufficialmente già nel 2009 di fermare la tangenziale di Como che non aveva senso senza il secondo lotto; infine, cercando di ridurre l’intera tratta B2. Fui bollato di eresia e da quel momento isolato dalla politica, senza il cui appoggio un grande progetto muore. Un ridimensionamento hard l’ho riproposto pubblicamente oltre un anno fa e l’ha indicato come unica via perfino il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio».

Il tema dei pedaggi: lei tante volte ha affermato che sarebbe stata un’autostrada cara, per ricchi. Non lo ha mai nascosto. Si poterebbero abbassare i pedaggi? Cosa prevedeva il piano economico finanziario? Secondo lei è stato disatteso?

«Pedemontana è sempre stata tutta a pedaggio, svincoli compresi. Questo prevedevano il Pef del 2009 e anche quello del 2013, ma allora eravamo tutti più ricchi e meno preoccupati di quanto siamo oggi. Il problema è che su ben altri fronti i Pef non sono stati rispettati: dalle risorse a carico dei soci che i soci non hanno messo, allontanando le banche e obbligando la parte pubblica a coprire la quota dei privati e molto di più, ai tempi di realizzazione scaduti da tempo; allo svincolo di Gazzada che secondo il Cipe doveva essere contestuale alla tangenziale e invece ancora non c’è, e tanto altro ancora.

Si possono ridurre i pedaggi?

«Si devono ridurre: quelli attuali tengono le auto fuori dall’autostrada. Intanto tutti pagano comunque un pedaggio occulto: gli automobilisti con il loro tempo, il territorio con l’inquinamento e tutti noi con quel miliardo di euro pubblici investito in un’opera deserta a cui si deve dare un senso. Se non può essere commerciale, che sia almeno sociale».

Cosa consiglia al nuovo presidente di Pedemontana, Antonio Di Pietro?

«Io consigliare a Di Pietro? L’ex ministro è uno dei pochi che può permettersi di fare le scelte necessarie a salvare l’opera senza essere lapidato. Perché lo credo? Perché un tecnico puro non avrebbe mandato nè copertura per fare quello che dovebbe fare per salvare l’opera; un politico puro non saprebbe cosa fare, se non appellarsi a nuove risorse che al massimo prolungherebbero il coma senza nessuna speranza di guarigione. Mentre Di Pietro per la sua storia pre-politica e politica e per il suo orgoglio personale è uno dei pochi che possono tenere veramente a Pedemontana. A Pedemontana servono autonomia e capacità di pensare e agire fuori dalle convenzioni e degli opportunismi, e servono subito».

Per ultima una provocazione. Serravalle controlla Pedemontana e sta cercando un direttore generale, non ha pensato a candidarsi per salvare la “sua” Pedemontana?

«Ho già dato. Pedemontana ha pagato con soldi pubblici il privilegio di avermi cacciato, riconoscendo in tribunale che non c’era giusta causa, ma nessuno ha detto nulla. Mi ero candidato a direttore generale di Infrastrutture Lombarde dopo l’arresto di Rognoni ma la selezione si è bloccata dopo l’arresto del predestinato e non è più ripresa. Mi sono candidato ad amministratore delegato di Cal (Concessioni autotradali lombarde) ma è stato scelto tutt’altro profilo. Prendo atto che il mio curriculum è perfetto per gli incarichi ingrati e gratuiti come fare il presidente della Agenzia del TPL più grossa d’Italia, o per rispondere a domande sui giornali facendomi un sacco di nemici importanti, ma non per gli incarichi politicamente rilevanti e remunerati. Candidarmi in Serravalle? Per fare uno sgarbo all’ingegnere di Gavirate Paolo Besozzi (ora nel cda di Serravalle, ndr) con cui ho condiviso la cacciata quasi simultanea quando rompevamo le scatole io in Pedemontana e lui in Serravalle dicendo di no agli stessi padroni? E per un incarico solo di tre anni e il rischio di fallimento proprio per colpa di Pedemontana? D’accordo che la amo, ma non fino al suicidio».