Tra video e streaming boom di traffico dati

La Prealpina - 03/12/2018

Boom del traffico dati da dispositivi mobili: nell’ultimo anno è cresciuto del 79%, la percentuale più alta registrata dal 2013, complice i video e lo streaming. A spingere in alto la percentuale globale è soprattutto la Cina, paese nel mirino di Donald Trump. La svolta avverrà con la tecnologia 5G, le reti ultra veloci di quinta generazione: entro il 2024 coprirà il 40% della popolazione mondiale.

A tracciare il quadro è l’ultima edizione dell’Ericsson Mobility Report. Secondo le previsioni della società svedese che si occupa di reti per le telecomunicazioni, il traffico video aumenterà del 35% annualmente entro il 2024, fino a rappresentare il 74% di tutto il traffico mobile. A trainare la crescita dei dati sono il Nord Est Asiatico e la Cina. Con un aumento di circa il 140% tra fine 2017 e fine 2018, questa regione del mondo si posiziona al secondo posto per traffico dati da smartphone con 7,3 gigabyte al mese. È pari allo streaming di video in Hd per circa 10 ore al mese.

Al momento, però, è il Nord America a detenere il primato: raggiungerà gli 8,6 gigabyte al mese entro la fine di quest’anno, pari allo streaming di video in Hd per oltre 12 ore mensili. Secondo le previsioni, tra il 2018 e il 2024, il traffico dati da mobile aumenterà fino a 5 volte e il 25% sarà trasportato da reti 5G entro la fine del periodo.

La tecnologia 5G sarà la chiave dell’accelerazione.

Secondo il rapporto, la connessione di quinta generazione verrà implementata più velocemente su scala globale rispetto alle precedenti, complice «la maggiore capacità di rete, i minori costi per gigabyte e nuove l’abilitazione di nuove modalità d’uso». Anche in questo caso, a guidarne la diffusione sarà il Nord America e il Nord Est Asiatico. Si prevede infatti che entro la fine del 2024 gli abbonamenti al 5G rappresenteranno il 55% di quelli totali nel Nord America e oltre il 43% nel Nord Est Asiatico. Guardando all’Europa occidentale, gli abbonamenti 5G rappresenteranno circa il 30% di tutti gli abbonamenti mobile, sempre entro la fine del 2024. Infine, le previsioni parlano in 6 anni di oltre 4 miliardi di connessioni cellulari IoT, l’Internet delle Cose, cioè gli oggetti connessi in rete che rendono la casa intelligente (termostati, assistenti da salotto, lavatrici comandate da un’app, sono alcuni esempi) e le città (gestione dei consumi degli edifici a distanza, cassonetti e semafori intelligenti).

«Con l’ingresso del 5G nel mercato, prevediamo che la diffusione della copertura e degli abbonamenti saranno più veloci rispetto alle precedenti generazioni tecnologiche – spiega Fredrik Jejdling, Executive Vice President e Head of Business Area Networks Ericsson -. Allo stesso tempo, le connessioni cellulari IoT continueranno a crescere fortemente. Ciò a cui stiamo assistendo è l’inizio di cambiamenti anche in molti settori industriali».

 

In agguato c’è il mal di testa

Spesso associato con l’andare a scuola e con l’assunzione di farmaci senza controllo medico, il mal di testa è uno dei disturbi maggiormente accusati dagli adolescenti. A dichiarare di soffrirne è il 60% e, di questi, circa il 15% una o più volte alla settimana. È uno degli aspetti che emerge dall’indagine “Adolescenti e Stili di Vita”, condotta su un campione nazionale di 2.654 studenti delle superiori e realizzata da Laboratorio Adolescenza.

Per il 40% dei giovani intervistati, il dolore è forte o molto forte. Ma più della metà (57%) di chi soffre spesso di cefalea non ne ha mai parlato con il proprio medico e il 45% usa abitualmente farmaci anche fuori dal controllo medico. Secondo l’indagine, realizzata in collaborazione con la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, oltre la metà del campione collega il mal di testa all’utilizzo prolungato di computer o smartphone, seguono stress emotivi, la vista e, per le ragazze, il ciclo mestruale. A volte scusa per sottrarsi a un’interrogazione, ma nella maggior parte dei casi disturbo reale, la cefalea risulta diffusissima a scuola. «Tra le due cose – commenta Alberto Verrotti, direttore della Clinica Pediatrica dell’Università dell’Aquila – non ci può essere un rapporto clinico di causa-effetto, ma è una coincidenza da non sottovalutare per cercare di individuare gli strumenti più adatti a prevenire o a curare la cefalea».

deludenti i dati sulla conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili. Se si esclude l’Aids, solo il papilloma virus è conosciuto dalla maggioranza del campione, mentre la conoscenza delle altre malattie più comuni oscilla tra 45% (candida) e l’11% (condilomi). Confuse, specie nei maschi, le idee sulla prevenzione: se il 95% sa che il preservativo è generalmente efficace per proteggersi da queste malattie, il 31% non sa però che possono anche essere trasmesse attraverso un rapporto orale.