Torino – Rivolta dei «piccoli» in Camera di Commercio: il bis di Ilotte in bilico

Altra Testata - 06/02/2020

CORRIERE (edizione Torino)

Non c’è pace tra le stanze di Palazzo Birago. Dopo la sonora bocciatura dello stanziamento di 4,5 milioni per il Manufacturing center in giunta, le associazioni di categoria che non fanno capo all’Unione Industriale si sono ricompattate per rendere la vita difficile al presidente Vincenzo Ilotte. Sono i cosiddetti «piccoli», ovvero Ascom, Cna, Confesercenti e Api, che stanno rendendo incandescenti le ultime settimane di mandato del numero uno della Camera di Commercio. Le quattro associazioni datoriali, forti dei numeri in consiglio, stanno infatti mettendo in bilico la rielezione di Ilotte: assieme arrivano a contare 12 membri sui 25 totali, basta arruolarne un altro e possono dettare legge. E i 5 consiglieri espressione di via Fanti possono fare ben poco. Quindi, analizza qualcuno, meglio se gli industriali mettono da parte l’irruenza con cui hanno gestito altre trattative e scendono a più miti consigli. O scelgono un altro presidente di Camera, visto che Ilotte è legato a doppio filo con il mondo degli imprenditori dell’Aquila.

«Troppo sicuro di sé», dice qualcuno in Camera di Commercio. «Il suo atteggiamento deve cambiare, bisogna dare un altro taglio alla Camera, darle più slancio», critica un collega. In realtà dietro queste parole le motivazioni sarebbero altre: contare di più e dunque contendere più poltrone possibili, magari in quelle partecipate dove sono stati indicati esponenti degli industriali o dove si fanno i giochi che contano. Ad esempio Tecnoholding, la società del sistema camerale italiano presieduta da Enrico Salza e che nei prossimi anni darà parecchie decine di milioni di dividendi. È su quel denaro che i «piccoli» hanno messo gli occhi e chiedono perciò sia erogato anche per le loro istanze. Le altre caselle di cda che chiedono di riempire sono quelle di Compagnia di San Paolo (imminente) e Fondazione Crt (l’anno prossimo). E non dimentichiamo Turismo Torino e Finpiemonte. Insomma gli scranni su cui accomodarsi sono tanti, quindi la strategia sarebbe barattare una serie di accordi sulle future nomine in cambio della rielezione di Ilotte. La partita naturalmente non si limita a via Carlo Alberto, ma si allarga a fondazioni bancarie, infrastrutture, finanza. In questo risiko rientra anche la successione di Dario Gallina in via Fanti. Pare che la candidatura di Giorgio Marsiaj — imprenditore di lungo corso, espressione dell’Amma a cui si vorrebbe affiancare Marco Lavazza —, stia incontrando i primi ostacoli. L’«incomodo» risponde al nome di Marco Gay, 44 anni, ad di Digital Magics, numero uno di Anitec-Assinform e nome apprezzato anche da Licia Mattioli. A orchestrare il tutto ci sarebbe l’attuale direttore dell’Ui Giuseppe Gherzi, storico kingmaker dell’Aquila torinese, sul viale del pensionamento.

Insomma, fa notare qualcuno, mentre la città è ferma al palo, la sua classe dirigente si accapiglia per un posto a sedere. La data di convocazione del nuovo consiglio camerale è per il 2 marzo: quel giorno si saprà se Ilotte continuerà a fare il presidente. La situazione è in divenire, i pontieri non mancano, lo stesso Ilotte sta facendo leva sulla diplomazia, una qualità che in tanti in lui apprezzano. È stata una figura capace di mediare tra la sindaca Appendino e l’ala più arrabbiata del mondo produttivo durante i giorni tempestosi della Tav. Ma anche di tessere tante relazioni per grandi operazioni come le Atp Finals. Chi lo conosce bene riferisce che in questi ultimi tempi si sia un po’ disamorato dell’incarico, anche perché si concilierebbe a fatica con gli impegni della sua azienda, 2A Spa, che lo portano spesso Oltreoceano.