Torino, imprese ai minimi dal 2004: per la Camera di Commercio è allarme giovani

Altra Testata - 28/02/2017

Il sistema economico si stabilizza, ma manca la voglia di fare impresa. La situazione delle aziende torinesi si può descrivere così. Le chiusure sono decisamente in calo, ma l’attesa ripartenza delle nuove aperture ancora non c’è. Il numero delle imprese è tornato al livello del 2004: è come se avessimo perso dodici anni». Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di Commercio Torino, non lo dice apertamente, ma la sensazione è che l’economia della città abbia smarrito lo slancio. Si torna indietro, addirittura a prima delle Olimpiadi del 2006, uno spartiacque. E il prezzo più alto lo pagano i giovani. «Il mio è un grido d’allarme, c’è meno voglia di fare impresa – dice Ilotte -. A Roma le imprese crescono e anche a Napoli e Milano. Qui no».

I dati
Il 2016, spiega la fotografia della Camera di Commercio, si é chiuso con 223 mila 307 imprese registrate (-1752 rispetto al 2015). A scendere significativamente le nuove aperture (13889 nuove iscrizioni a fronte delle 14308 dell’anno precedente) ma si osserva anche un netto calo delle cessazioni. Eppure in quei dati c’è qualche segnale positivo. Il tasso di sopravvivenza, infatti, è in crescita. A un anno dalla nascita in provincia di Torino sopravvivono 88 imprese su 100. Non quelle giovanili, però: negli ultimi dodici mesi ne sono sparite 809.

Il nodo dei ragazzi
«Non riusciamo a trasmettere ai ragazzi la voglia di fare impresa», spiega amaro Ilotte. Eppure qualcuno avanza. I servizi alla persona, il turismo anche se meno rispetto agli anni scorsi. E poi le aziende femminili, e quelle a guida straniera, che aumentano del 4 per cento.

Vola il gioco d’azzardo
Il boom, quello vero, è dell’azzardo. Le sale bingo fanno un balzo del 31,5%, le slot machine del 15,2 per cento. Crescono i saloni di bellezza (+2%), le attività di tatuaggi e piercing (+29,2%) e i servizi di toelettatura per animali (+11,7%). Continua l’avanzata della ristorazione di cibi d’asporto (+1,9%) e ristoranti (+3,7%) mentre registrano un calo, per il secondo anno consecutivo, i bar (-2,1%). E poi c’è il commercio, in crisi conclamata, con il web che rosicchia quote e apre scenari nuovi. «Siamo di fronte a un cambio epocale» dice Ilotte, che cita Airbnb, Alibaba, Amazon. I campioni della new economy, all’assalto delle botteghe e degli alberghi.