Tessile, Varese è nella top ten italiana

La Prealpina - 21/04/2016

Prima la concorrenza sleale dall’estero che lo ha messo ko, poi la crisi economica che ha investituto tutti i settori dell’industria. Eppure il tessile varesino resiste, eccome. ce la fa a tal punto che Varese è l’ottava provincia in Italia proprio per ciò che riguarda il tessile e abbigliamento. Un settore che nel Varesotto conta 1.712 imprese produttive per un totale di quasi 14.400 addetti. Ed è in base al numero di questi ultimi che è stata stilata la classifica elaborata dall’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, in collaborazione con l’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness della Liuc. Risultato finale di uno spacchettamento per comparti che vede Varese sfiorare il podio nel tessile nel suo insieme, con il quarto posto; arrivare tredicesima nell’abbigliamento; ventisettesima nelle attività della concia e della pelletteria.

Questo il punto di partenza di un’analisi sul campo presentata di fronte alle imprese del Gruppo merceologico “Tessile e Abbigliamento” dell’Unione Industriali, che ieri hanno tenuto la propria assemblea annuale. Un’analisi riguardante l’intera filiera presente sul territorio, ma anche andamenti congiunturali. Come quelli relativi all’export, che ha chiuso il 2015 con una crescita: +1,3%, a quota 935 milioni di euro, contro un valore delle importazioni di 566 milioni. Il settore, in pratica, nonostante la forte crisi di questi anni, continua a esportare il doppio di quanto l’intero territorio non compri da oltre confine. L’andamento delle vendite all’estero, però, non è positivo per tutti i comparti. Ad aumentare dell’1,8% sono, per esempio, le attività del tessile (in valori assoluti 528,4 milioni di euro), mentre calano del 4,7% le esportazioni della moda (294,5 milioni). Più di nicchia, invece, i livelli della pelletteria varesina che hanno chiuso lo scorso anno con vendite all’estero per 112,4 milioni di euro, ma con un notevole balzo in avanti: +17,3%. Sul lato occupazionale, però, rimane consistente il ricorso agli ammortizzatori sociali. La Cassa Integrazione Ordinaria, per esempio, ha coinvolto 80 aziende della provincia, per un totale di 1.900 lavoratori. Sono stati, invece, 9 gli accodi di mobilità per 300 lavoratori coinvolti.

«Da qui in avanti dobbiamo lavorare per il rilancio delle nostre aziende – ha detto Piero Sandroni, confermato presidente – Dobbiamo lavorare su tre leve: quella delle competenze, quella delel tecnologie e, infine, quella del mercato. Dobbiamo progettare una piattaforma in grado di dare visibilità alle singole imprese e al settore».