Tessile strategico ma trascurato I lavoratori danno il via allo sciopero

La Provincia Varese - 17/11/2016

Sono ancora troppo distanti le posizioni per arrivare alla firma del rinnovo del contratto nel tessile e così, dopo giorni di scioperi che nelle scorse settimane hanno interessato numerose categorie alle prese con rinnovi contrattuali ormai scaduti da tempo, venerdì, anche i lavoratori del settore tessile abbigliamento delle aziende associate al Sistema Moda Italia di Confindustria tornano in piazza per rivendicare il rinnovo del contratto nazionale scaduto il 31 marzo di quest’anno. «Nelle centinaia di assemblee svolte in queste settimane abbiamo illustrato alle lavoratrici e ai lavoratori la situazione e lo stallo del confronto e hanno giudicato irricevibili alcune proposte sul tema dell’orario, delle ferie, dello straordinario e della flessibilità della prestazione lavorativa nel suo complesso, senza contare la diversa impostazione sugli aumenti salariali, erogati esclusivamente dopo la verifica di un eventuale aumento del costo della vita», spiega Luigi Cannarozzo, segretario Femca Cisl Lombardia responsabile comparto Moda. «Ormai da molti anni – aggiunge Cannarozzo – questi lavoratori vivono e hanno pagato pesantemente in termini occupazionali ed economici il perdurare di una crisi del settore tessile che continua comunque a far riconoscere in tutto il mondo la qualità del Made in Italy». Sono dunque tanti i motivi che porteranno venerdì 18 novembre i lavoratori a incrociare le braccia per 8 ore, per lo sciopero regionale proclamato da Femca Cisl, Filctem Cgil, Uiltec Uil della Lombardia e dalle 10 saranno in presidio davanti alla sede Smi-Confindustria, a Milano. Sono circa 150mila i lavoratori e 32mila le aziende lombarde interessate dalla mobilitazione, che a livello nazionale riguarda circa 450mila addetti e lo sciopero coinvolgerà anche il nostro territorio dove il comparto tessile è ancora molto presente. La situazione è infatti in una fase di stallo: le sigle sindacali di categoria hanno già firmato rinnovi dei contratti nazionali, con l’associazione industriale Confapi proprio per il tessile e la moda, ma l’accordo non arriva per le imprese aderenti al sistema di Smi-Confindustria. «Appare pertanto evidente – sottolinea Cannarozzo – come la posizione del Sistema Moda Italia e di Confindustria sia strumentale e funzionale ad altri obiettivi, politicamente miope e poco orientata ad entrare nel merito delle nostre proposte che vogliono invece far rilanciare il settore, migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l’occupazione e far ripartire gli investimenti con una nuova e moderna politica industriale». Per questi motivi, venerdì mattina lavoratrici e lavoratori arriveranno a Milano da tutte le provincie della regione per manifestare il loro disagio, «per essere protagonisti e far modificare una impostazione datoriale che non riconosce il valore del contratto nazionale, le professionalità e le capacità delle persone che lavorano in un settore così strategicamente importante per tutto il Paese». n