Terzo settore volàno anti crisi«Ma serve rigore nei bilanci»

La Prealpina - 06/12/2016

Otto anni di crisi economica ma, come si è ricordato spesso, il mondo della cooperazione e del terzo settore, oltre a svolgere un ruolo fondamentale nella società, ha parato il colpo anche dal punto di vista del Pil. I segni “più” non mancano, così come non manca qualche problema. I pregi e le spine sono emerse ieri pomeriggio, quando alla Camera di commercio di Varese si sono organizzati gli “Stati generali sulla cooperazione”, un’occasione di confronto sul ruolo inclusivo, sulla risposta ai bisogni sociali e sul valore economico del terzo settore.

«Vogliamo lanciare un segnale a queste realtà – ha detto Giacomo Mazzarino, dirigente camerale dell’area registro imprese e regolazione mercato – promuovendo una maggiore attenzione sulla rendicontazione e sull’attività manageriale. Spesso ci si concentra esclusivamente sui servizi socio-sanitari e si perde di vista la valorizzazione di quanto viene realizzato. In tal senso, oltre a un dovere di trasparenza, bisognerebbe puntare sulla stesura del bilancio sociale, anche in termini di comunicazione e di auto-analisi per avere una visione pluriennale dell’attività».

Lo ha confermato pure Cristiana Schena, docente di Economia degli intermediari finanziari all’università dell’Insubria: «Per migliorare la pianificazione, definire gli obiettivi da raggiungere e verificare il loro raggiungimento – ha affermato la professoressa – serve una maggiore managerialità del terzo settore e delle cooperative. Il territorio sta avendo attenzione sul tema, visto che abbiamo organizzato un master specifico, a cui hanno partecipato diversi dipendenti, mentre altri studenti hanno trovato uno sbocco occupazionale».

Nell’incontro introdotto dal presidente della Camera di commercio Giuseppe Albertini e da Massimo Galli, delegato delle coop nella giunta camerale, è emerso qualche problema maggiore sul fronte del bilancio economico: «Il settore è frammentato – ha detto Roberto Pigni, coordinatore dell’osservatorio sulle Rsa del centro di ricerca dell’università Cattaneo-Liuc – e i margini di profitto sono bassissimi, soprattutto per le cooperative sociali di tipo B. Spesso i Comuni affidano gli appalti in base al costo più basso e non alla performance economia. È un problema e speriamo che il nuovo codice degli appalti possa impedire l’affidamento diretto di questo tipo, cambiando le regole a favore di una maggiore qualità». E la qualità è il sostantivo emerso maggiormente durante gli Stati generali, a cui hanno partecipato decine di operatori che sono tornati a casa con diverse buone prassi da seguire e una maggiore sensibilizzazione alla cultura dell’imprenditorialità. Ora dalla teoria bisogna passare alla pratica.