Territorio, conoscenza e coraggio determinanti per lo sviluppo delle imprese

Varesenews - 29/11/2018

«L’ambiente in cui operano le imprese va costruito». Dietro questa affermazione di Michele Graglia, presidente dell’università Liuc di Castellanza, ci sono due messaggi. Il primo è di soddisfazione ed è rivolto alla ricerca sulle performance dei territori lombardi svolta dal team di Massimiliano Serati, professore di politica economica e direttore del Centro sullo sviluppo dei territori e dei settori (Cerst) della Liuc Business School. Il secondo è di critica nei confronti di chi dovrebbe cambiare il contesto in cui operano imprese e fornitori e non è in grado di farlo perché «non ha la giusta percezione di quel mercato». Il riferimento alla politica è implicito.
(nella foto il professor Serati, al centro, con i ricercatori del Cerst: Fausto Paicco, Andrea Venegoni, Federica Sottrici, Niccolò Comerio e Luigi Vena)

“Welcome in” (guerini Next), pubblicazione che raccoglie i risultati della ricerca del Cerst, sostenuta da Ubi Banca, qualche indicazione strategica la dà, sia al decisore pubblico che alle imprese, grazie alla mappatura dei percorsi di attrattività territoriale e di distribuzione dei talenti. Durante la presentazione del volume, è stato interessante notare la coincidenza di alcune analisi degli ospiti intervenuti con i risultati della ricerca. «Il divario tra il nord e il sud della provincia di Varese – ha detto Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio di Varese- è spiegabile con la maggiore o minore resilienza di un territorio. L’incapacità di cambiare punto di vista è penalizzante perché non permette di leggere il cambiamento».

I giovani ricercatori del Cerst hanno spiegato che la capacità di adattamento di un territorio è la condizione necessaria per sviluppare una resilienza. Capacità che la fascia pedemontana, che collega Varese a Brescia estendendosi fino al Mantovano, ha dimostrato di avere in abbondanza confermandosi il motore economico dell’intera regione. «Dal 2008 al 2016 nonostante un calo dell’1,6% degli stabilimenti produttivi – ha spiegato il ricercatore Andrea Venegoni – il territorio regionale ha mostrato un’ottima resilienza. Le aree maggiormente industrializzate si sono consolidate mentre alcune di quelle più arretrate sono state recuperate».

Sotto la spinta degli investimenti, è cresciuta la competitività di alcune filiere del manifatturiero lombardo, in particolare chimica (+2,7%), meccanica (+2,4%) e farmaceutica (+1,9%). «Questo viaggio esplorativo nell’economia lombarda – ha detto Luca Gotti, responsabile macro area Bergamo e Lombardia Ovest di Ubi Banca – ci permette di guardare al mondo dell’impresa con occhi nuovi. Le imprese creano ricchezza sui territori e spesso reinvestono quanto hanno generato. Il nostro obiettivo è attuare un approccio di filiera che parte dalla ricostruzione della filiera stessa, valorizzando il ruolo delle aziende che la costituiscono e considerandole non più come fornitori occasionali ma come veri e propri partner strategici».

Il territorio, dunque, conta ancora molto nelle performance aziendali. E insieme al territorio, secondo Federico Visconti, rettore della Liuc, giocano un ruolo strategico la conoscenza mirata e alta e l’interazione tra imprese, centri di ricerca e università locali. Infine, occorre superare la narcosi della propensione al rischio e prendere decisioni coraggiose in grado di guardare avanti e rivoluzionare la governance. «In molti ambiti- conclude Visconti – urgono scelte temerarie».