Territorio, conoscenza e coraggio determinanti per lo sviluppo delle imprese

«L’ambiente in cui operano le imprese va costruito». Dietro questa affermazione di Michele Graglia, presidente dell’università Liuc di Castellanza, ci sono due messaggi. Il primo è di soddisfazione ed è rivolto alla ricerca sulle performance dei territori lombardi svolta dal team di Massimiliano Serati, professore di politica economica e direttore del Centro sullo sviluppo dei territori e dei settori (Cerst) della Liuc Business School. Il secondo è di critica nei confronti di chi dovrebbe cambiare il contesto in cui operano imprese e fornitori e non è in grado di farlo perché «non ha la giusta percezione di quel mercato». Il riferimento alla politica è implicito.
(nella foto il professor Serati, al centro, con i ricercatori del Cerst: Fausto Paicco, Andrea Venegoni, Federica Sottrici, Niccolò Comerio e Luigi Vena)

“Welcome in” (guerini Next), pubblicazione che raccoglie i risultati della ricerca del Cerst, sostenuta da Ubi Banca, qualche indicazione strategica la dà, sia al decisore pubblico che alle imprese, grazie alla mappatura dei percorsi di attrattività territoriale e di distribuzione dei talenti. Durante la presentazione del volume, è stato interessante notare la coincidenza di alcune analisi degli ospiti intervenuti con i risultati della ricerca. «Il divario tra il nord e il sud della provincia di Varese – ha detto Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio di Varese- è spiegabile con la maggiore o minore resilienza di un territorio. L’incapacità di cambiare punto di vista è penalizzante perché non permette di leggere il cambiamento».

I giovani ricercatori del Cerst hanno spiegato che la capacità di adattamento di un territorio è la condizione necessaria per sviluppare una resilienza. Capacità che la fascia pedemontana, che collega Varese a Brescia estendendosi fino al Mantovano, ha dimostrato di avere in abbondanza confermandosi il motore economico dell’intera regione. «Dal 2008 al 2016 nonostante un calo dell’1,6% degli stabilimenti produttivi – ha spiegato il ricercatore Andrea Venegoni – il territorio regionale ha mostrato un’ottima resilienza. Le aree maggiormente industrializzate si sono consolidate mentre alcune di quelle più arretrate sono state recuperate».

Sotto la spinta degli investimenti, è cresciuta la competitività di alcune filiere del manifatturiero lombardo, in particolare chimica (+2,7%), meccanica (+2,4%) e farmaceutica (+1,9%). «Questo viaggio esplorativo nell’economia lombarda – ha detto Luca Gotti, responsabile macro area Bergamo e Lombardia Ovest di Ubi Banca – ci permette di guardare al mondo dell’impresa con occhi nuovi. Le imprese creano ricchezza sui territori e spesso reinvestono quanto hanno generato. Il nostro obiettivo è attuare un approccio di filiera che parte dalla ricostruzione della filiera stessa, valorizzando il ruolo delle aziende che la costituiscono e considerandole non più come fornitori occasionali ma come veri e propri partner strategici».

Il territorio, dunque, conta ancora molto nelle performance aziendali. E insieme al territorio, secondo Federico Visconti, rettore della Liuc, giocano un ruolo strategico la conoscenza mirata e alta e l’interazione tra imprese, centri di ricerca e università locali. Infine, occorre superare la narcosi della propensione al rischio e prendere decisioni coraggiose in grado di guardare avanti e rivoluzionare la governance. «In molti ambiti- conclude Visconti – urgono scelte temerarie».