Taverna: Più collegamenti per far correre Varese

La Prealpina - 19/12/2018

La locomotiva Milano è ripartita, ma i vagoni, fra cui quello di Varese, sono rimasti staccati. La metafora calza a pennello anche per il settore immobiliare dove, secondo il presidente nazionale di Fimaa, il varesino Santino Taverna, la mancata rinascita prealpina è dovuta soprattutto alle infrastrutture. E quindi alle strade e, appunto, i treni. Il motivo? «Varese – dice il presidente della Federazione italiana mediatori e agenti d’affari – dista pochi chilometri da Milano e Malpensa eppure, ancora oggi, è collegata molto male. La mattina e la sera, per raggiungere il capoluogo lombardo servono novanta minuti d’auto e, poco meno, in treno». Tra l’altro si stanno vivendo mesi drammatici per i problemi legati al trasporto dei pendolari.

Il numero uno della categoria legata a Confcommercio chiede dunque un intervento. E se, oggettivamente, anche allargando a cinque corsie l’Autolaghi, cambierebbe poco, se i treni funzionassero, potrebbe cambiare tutto: «Come minimo – aggiunge Taverna – servirebbe un collegamento diretto con Malpensa. Non ha senso dover cambiare convoglio, quando si è a soli 20 chilometri dall’aeroporto. In gioco c’è il rilancio di Varese che, per ora, ha raccolto le briciole rispetto alla crescita recente di Milano che ha attratto il 40% degli investimenti esteri sull’Italia degli ultimi sette anni. Un dato su tutti: a Milano le case arrivano a costare fino a 5.000 euro al metro quadro, mentre a Varese la stessa tipologia può essere acquistata con un quinto del denaro. Se, invece, il nostro territorio avesse dei collegamenti migliori, potrebbe diventare il quartiere nobile di Milano. Si tornerebbe ai fasti degli anni Settanta e Ottanta, quando i milanesi acquistavano tantissimo e sistemavano il nostro patrimonio immobiliare. Negli anni Novanta hanno iniziato a venderlo ma, ora, ci potrebbero essere tutte le condizioni per far tornare qui i milanesi». Taverna sottolinea come «in questi anni qualcosa per la promozione del territorio è stato fatto. Penso alla Camera di commercio, che ha avuto un ruolo di regia ben interpretato, a partire da eventi riusciti come la Borsa immobiliare. Ma anche a Varese noto un attivismo positivo negli incentivi alla riqualificazione dell’esistente e col festival di Nature urbane. Purtroppo servirebbe un’azione più omogenea del territorio e delle altre amministrazioni. Altrimenti la gente continuerà a preferire Como o la sponda piemontese del Lago Maggiore. Ci sono zone del Varesotto come Busto Arsizio e Saronno che, per vocazione industriale o buoni collegamenti con Milano, stanno avendo buoni risultati ma, credo, che soprattutto il nord della provincia e il capoluogo possano tornare a essere molto appetibili. Ma servono collegamenti infrastrutturali decisamente migliori di quelli di oggi».