Tasse sulla pesca, acque agitate

Il paventato aumento dal primo gennaio 2020 della quota associativa da parte delle federazioni di pesca sportiva per gli iscritti che praticano questa attività sul Lago Maggiore, sta agitando le acque. Il nodo riguarda il pagamento del canone alla famiglia Borromeo per il “diritto di pesca esclusivo”, una sorta di affitto per l’utilizzo delle acque che sono di loro proprietà per il 90%. Si tratta di una tassa per un Regio Decreto alla quale negli ultimi anni i pescatori vi facevano fronte in parte con le quote associative ed in buona parte grazie al contributo della Federazione Italiana Pesca sportiva ed attività subacquee (Fipsas). Si tratta di 47.500 euro, per essere precisi, oggi da suddividere solo tra i pescatori ai quali, se le cose andranno in questa direzione, verrà richiesto un contributo di 50 euro, almeno a quei pescatori che escono nel lago con la propria barca perché chi invece pesca dalla riva con la canna – bisogna precisarlo – non pagherà questo balzello. A questo esborso vanno poi aggiunti quelli della licenza governativa di 23 euro più 12 (tassa regionale e provinciale) e i 30 euro per il tesseramento alla Fipsas. Insomma, chi esce in barca chiede che qualcuno, la politica o chi per essa, ci metta la testa visto che non lo ha mai fatto nessun Governo. «Oggi», dicono i pescatori, «la legge è forse è un po’ antistorica, oppure se ne faccia carico lo Stato visto che i pescatori non vanno solo a divertirsi sul lago, come pensa qualcuno, ma svolgono anche un lavoro di vigilanza, semina e ripopolamento». I pescatori aggiungo che è arrivata l’ora di pensare, come avviene in altri Paesi, a licenze turistiche perché è impossibile chiedere a un tedesco, un olandese, di tirare fuori tutti quei soldi per uscire in barca qualche ora magari due week-end all’anno. Vi sono forme di concessione trimestrali per il Lago Maggiore ma questo aspetto andrebbe maggiormente sviluppato. Dalla parte lombarda del Verbano, sembra incredibile, esistono borghi dove per decreti del 1600 vi è l’uso civico di pesca: i residenti escono gratis in barca o a prezzi calmierati. Gli esponenti della Federazione di pesca sportiva del Vco – che sabato con i loro tesserati hanno seminato 100.000 avanotti di trota marmorata da Cannobio fino a Verbania – invitano i pescatori alla calma perché il tema è sotto esame delle sezioni Fipsas di Novara, del Vco e di Varese. Il presidente della sezione piemontese – Bertoia Gian Mauro – lancia invece l’annuncio positivo di un tavolo di lavoro per il “Progetto Lago Maggiore” che prevede una licenza unica per tutto il lago, che coinvolgerebbe anche i vicini svizzeri che hanno regole diverse rispetto Luino o Verbania.

Livello, sì all’innalzamento a 1,35

Un altro tema che ha riempito le cronache dei giornali nei giorni scorsi è stato l’innalzamento del livello del Lago Maggiore nel periodo che va dal 15 marzo al 15 settembre a 1,50 sopra lo zero idrometrico. Tale sperimentazione in atto già dal 2015 ha rischiato di far litigare Italia e Svizzera: la prima convinta della bontà di questo esperimento, la seconda timorosa per possibili “allagamenti” e piene. Timori che hanno portato gli svizzeri a chiedere di interagire con Roma. Il 5 febbraio a Palazzo Lombardia, in collegamento con Piemonte e Roma e alla presenza dei tecnici svizzeri, si è svolto un incontro per fare il punto della situazione, considerando che negli ultimi quattro anni si è registrato un minore innevamento a nord del 37%. Si è quindi optato per una soluzione intermedia, per portare il livello a 1,35 metri con l’impegno di fare una verifica a fine maggio per vedere quali sono state le precipitazioni nevose. Rispetto al passato, anche grazie ai sistemi elettronici, oggi è molto più semplice intervenire sui flussi anche per evitare situazioni pericolose come una minor portata di acqua nel Ticino