Tassa sui tavolini all’aperto «Così uccidete il turismo»

Una categoria stanca di essere vessata per avere in cambio poco: così si sente chi gestisce un bar o un ristorante, alle prese ora con un nuovo incubo, l’ipotesi che venga aumentato fino al 50% il Cosap, il Canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, ossia la spesa annuale per i tavolini, gli ombrelloni e le sedie all’aperto. Una polemica che da giorni tiene banco e che ha visto già dei faccia a faccia tra gli amministratori e l’Associazione commercianti (proprio per raccogliere i pareri degli operatori la giunta ha sospeso il provvedimento): per stasera era stato fissato un incontro alle 20 nella sede Ascom con il sindaco Davide Galimberti e l’assessore al commercio Ivana Perusin, ma è stato rinviato per permettere la convocazione di una giunta straordinaria. Il messaggio per Palazzo Estense arriva comunque forte e chiaro: «Stiamo vivendo un momento di pesante crisi economica, non vediamo un aumento dell’attrattività della città, non abbiamo tempo di aspettare – sbotta Antonella Zambelli, presidente di Fipe Varese, la Federazione pubblici esercizi di Confcommercio -. Ora non siamo in grado di sopportare un ulteriore aumento, anzi il Cosap andrebbe addirittura diminuito, come la tariffa rifiuti. Non è una richiesta equilibrata perché vengono utilizzati dei coefficienti troppo alti. Un balzo fino al 51% è inaccettabile».

Il primo punto è proprio questo: secondo la proposta della Giunta, fra il centro storico e l’isola pedonale, gli aumenti potrebbero raggiungere i 600 euro annui e toccare punte del 36% per un plateatico di 25 metri quadrati circa. Ma Ascom ha studiato il documento nei dettagli e ribatte: la tariffa verrebbe alzata in media per tutti del 36%, ma per chi opera nelle Ztl (zone a traffico limitato), nelle aree pedonali e sugli stalli di sosta blu, aumenterebbe anche il coefficiente moltiplicatore (da 1.1. a 1.5) che concorre ad avere la cifra finale. Un esempio: per 24 metri occupati dai tavolini in Ztl si passerebbe da 1.500 euro all’anno a oltre 2.268. Sono 763 euro: quasi il 51% in più. Una batosta: «Si tratta di un aumento sproporzionato e ingiustificato, che arriva per di più a inizio stagione, quando un imprenditore ha già fatto dei calcoli sull’investimento necessario in base all’anno passato, non certo prevedendo tariffe nuove così alte – aggiunge Roberto Quamori Tanzi, direttore di Ascom -. Davvero si rischia di rovinare il periodo più atteso dell’anno con un cambiamento a carte in tavola assurdo, considerando che la tazzina di caffè è aumentata del 10% in 15 anni. E che la crisi ha ridotto consumi e ricavi».

Gli operatori parlano anche di tariffe più impegnative rispetto ai centri simili, Gallarate, Busto Arsizio, Novara, Monza. «Così salta la giusta concorrenza fra territori, ricordiamo poi che Varese ha già la tariffa rifiuti (la Tari) più alta d’Italia».

Un salasso per chi fatica a sostenere i costi di gestione e deve anche fare i conti con problemi di vivibilità: «Forse un piccolo aumento sarebbe anche accettato se ci fossero servizi adeguati – precisa Tanzi -, ma non quando ci sono problemi di qualità, decoro, pulizia, manutenzione e sicurezza».

Molti esercenti lamentano la scarsa pulizia, l’attacco dei vandali, la presenza di topi o i tombini trascurati in centro, l’abusivismo dilagante, la scarsa illuminazione che favorisce la presenza di bande.

«Da una parte si dice di voler favorire il turismo e poi si danneggiano le attività che tengono viva Varese – conclude il direttore di Ascom -. Immaginiamo la città senza tavolini, senza vetrine illuminate. Sarebbe un mortorio».