Tassa di soggiorno, albergatori divisi

La Prealpina - 16/11/2017

Mai come stavolta l’argomento della tassa di soggiorno ha spaccato le associazioni di categoria. Federalberghi, aderente a Confcommercio e Confesercenti sono infatti su due piani opposti, mentre Aime è contraria, ma in modo più sfumato. Abbiamo sempre dichiarato la nostra contrarietà a questa decisione – spiega Daniele Margherita, diretto di Federalberghi Varese – perché si tratta di un’imposta iniqua che colpisce solo le strutture alberghiere. Non capiamo perché i turisti e gli albergatori debbano farsi carico di un’imposta che, fra l’altro, non riguarda i turisti, ma i lavoratori visto che l’80% della clientela degli alberghi, viene inj città per lavoro».

E ancora: «Siamo amareggiati dal comportamento dell’amministrazione comunale perché dopo la protesta delle associazioni, c’era stata una retromarcia. Poi l’hanno reintrodotta per devolverla al recupero del Campo dei Fiori, per il quale poi la Regione ha promesso fondi propri. Eppure, alla fine, Palazzo Estense ha mantenuto la tassa, senza spazi di condivisione. Ribadiamo quindi la nostra contrarietà, anche perché Varese non è Roma o Milano dove la redditività di una camera è molto alta. Qui per un soggiorno in un hotel a 4 stelle, si può dover aggiungere altri 4 euro ai 50 canonici, vale a dire l’8% in più, Uno sproposito. Senza contare che non ci sono incentivi per i gruppi».

Di tutt’altro parere Rosita De Fino: «È una proposta a cui abbiamo lavorato anche noi – dice la direttrice territoriale di Confesercenti – per cui siamo soddisfatti. Avevamo perso le speranze di fronte alla secca contrarietà di Federalberghi e invece credo che, così, si apra un’opportunità di sviluppo. Assieme alla Camera di commercio, infatti, le organizzazioni del settore creereanno un tavolo per decidere come e dove utilizzare le risorse della tassa di soggiorno. Chiaramente tutto dovrà essere destinato alla promozione del territorio. Dev’essere chiaro che il mondo è cambiato e quindi serve una visione diversa per migliorare l’economia turistica».

Più sfumata la posizione di Aime: «Abbiamo espresso contrarietà alla tassa – dice il segretario Gianni Lucchina – perché si arriva già da un aumento della tariffa parcheggi e per il carico burocratico ed esattoriale che viene riversato sulle aziende. Tuttavia se tre condizioni venissero rispettate, potremmo cambiare idea. Uno: la tassa deve essere bilanciata a seconda delle varie realtà ricettive. Due: va dichiarato come viene reinvestito il raccolto e cioè per lo sviluppo turistico e non, ad esempio, per comprare fiorire. Tre: serve un osservatorio per monitorare bontà o errori dei progetti su cui si è investito».